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Economia e Finanza

RIPRESA?/ I report che “guastano la festa” a Renzi

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In effetti, il quadro macro-economico “dovrebbe continuare a beneficiare della ripresa della domanda interna e degli effetti di stimolo della politica monetaria”. In pratica, dobbiamo contare su noi stessi e non sulla trazione dalla domanda estera. E noi - lo dice il resto del rapporto - non dobbiamo sperare che la buona volontà e le ottime intenzioni ci traggano d’impaccio. Siamo infatti intrinsecamente molto fragili: una popolazione che invecchia, le migliori risorse umane che emigrano, la mancanza ormai “storica” di una politica per la famiglia, i minori afflitti da povertà e deprivazioni che incideranno su tutta la loro vita, le piccole imprese che non riescono a diventare medie e grandi per competere nell’economia internazionale, bassa produttiva, e una crescita più bassa di quella di tutti gli Stati dell’eurozona tranne la Grecia.

Il Rapporto Istat non può dirlo perché l’Istituto travalicherebbe i propri compiti istituzionali, ma su tutto questo incide la cappa di un settore pubblico e di una spesa pubblica dilatati oltre ogni misura, che già nel 1972 in un suo libro ormai fuori catalogo Giuliano Amato (non certo un iperliberista) definiva “pasticcioni” e “impiccioni”.

Interessante notare che proprio mentre a Palazzo si brindava, il 18 maggio al Ripetta Residence di Roma veniva discusso il Ventesimo volume del Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi sull’Italia nell’economia internazionale. Lo studio, curato come sempre da Mario Deaglio, dice tutto sin dal titolo “Ripresa, e se toccasse anche a noi?”. Deaglio e i suoi co-autori e colleghi non hanno i vincoli istituzionali dell’Istat: possono, quindi, analizzare più apertamente le fragilità che potrebbero farci scivolare in recessione. Anche prima del referendum.

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