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FINANZA E POLITICA/ Visco lima le Considerazioni mentre il riassetto bancario non ha un regista

Conto alla rovescia per le Considerazioni di Ignazio Visco: riassetto bancario al centro delle attese, mentre Bankitalia deve recuperare un ruolo di regia. NICOLA BERTI

Il governatore Bankitalia, Ignazio Visco (Infophoto) Il governatore Bankitalia, Ignazio Visco (Infophoto)

Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, sta certamente limando le Considerazioni finali che dovrà pronunciare fra una settimana. Quest'anno, fra l'altro, per la prima volta il "discorso sullo stato della nazione", sul piano economico-finanziario e soprattutto bancario, non sarà letto a margine dell'approvazione del bilancio 2015 della banca centrale: già avvenuto entro il termine del 30 aprile, valido per l'intero Eurosistema.

Quello che dirà il 31 maggio Visco agli stati maggiori del governo economico, dell'impresa e del sistema bancassicurativo italiano, sarà quindi privo di ogni pretesto istituzionale: sarà una riflessione in pubblico di quello che - al di là di ogni valutazione - resta una figura-chiave nella supervisione diretta degli intermediari italiani, in prima persona e come rappresentante italiano nel consiglio della Bce.

Il ruolo del governatore in carica dal 2011 è parso perdere più peso e più smalto del dovuto e dell'atteso: al di là dell'avvio dell'Unione bancaria che ha trasferito a Francoforte le funzioni principali della vigilanza. Da un lato hanno inciso la presenza del suo predecessore Mario Draghi al vertice dell'Eurotower e le dialettiche legate alla parziale scissione della supervisione bancaria nel consiglio di vigilanza, oggi retto dalla francese Danièle Nouy. Dall'altro, indubbiamente, l'approccio centralizzatorio del premier Matteo Renzi si è fatto sentire mano a mano che è cresciuta l'instabilità nel settore creditizio domestico. Le quattro risoluzioni del 22 novembre hanno segnato uno spartiacque traumatico non solo nell'opinione pubblica (in particolare in quella dei risparmiatori "traditi"), ma anche nei rapporti fra Palazzo Chigi, il ministero del Tesoro e Palazzo Koch.

Il corso delle operazioni bancarie - sempre più dettate dall'emergenza e dallo scontro con l'Ue - e le scelte di politica creditizia hanno oggettivamente tenuto in disparte la Banca d'Italia: significativa la nascita di Atlante, fondo salva-banche, gestita direttamente dall'Acri, dal Tesoro e da Intesa Sanpaolo. Non da ultimo, su un dossier-Paese come l'ipotesi di aggregazione Banco Popolare-Bpm, è stato il governo a porre la propria fiducia, sovrastando Bankitalia. Su via Nazionale, d'altronde, ha alzato il tiro anche qualche Procura, mentre si allargano indagini giudiziarie e richieste di azioni di responsabilità su numerose banche in dissesto (da Etruria a Carife, da Popolare di Vicenza a Veneto Banca).