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Economia e Finanza

GEO-POLITICA/ La strategia dietro i brogli elettorali in Austria

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E la reazione dell'Fpo, i famosi nazisti contro cui era stata messa in campo una cortina sanitaria mediatica degna delle SS? Hanno confermato la sconfitta quando ancora Sobotka non aveva parlato, accettando per buone le indiscrezioni di stampa su fonti del ministero dell'Interno - ma guarda un po' - che davano il verde come vincitore. Ora, ditemi voi: hai perso l'occasione storica di andare al potere per 31mila voti con evidenti brogli e non chiedi nemmeno il riconteggio? E questi sarebbero i pericolosi nazisti, l'ultra-destra da cui l'Europa sia è salvata per "miracolo"? Ma fatemi ridere: svegliatevi! È una colossale presa per i fondelli: fino al referendum sul Brexit del 23 giugno prossimo, nessuno può scomodare il manovratore. 

L'Austria non diventa il Quarto Reich, casualmente l'Eurogruppo garantisce più soldi del previsto alla Grecia e anche l'alleggerimento del debito senza che Schaeuble ponga il veto, l'Italia si vede garantita la stessa flessibilità che ci darà il colpo di grazia con la Legge di stabilità per il 2017, la Germania da qualche tempo è silente su sforamenti e comportamenti non austeri, la Spagna si avvia a una nuova tornata elettorale (26 giugno) già sapendo che non usciranno vincitori e che sarà l'ingovernabilità l'unica certezza, ma il suo spread resta piatto come l'encefalogramma di chi crede che in Austria sia regnata la legalità elettorale. George Orwell non è arrivato ad azzardare tanto, ma ci siamo in pieno: ci hanno lobotomizzato a livello civile e umano, siamo pecore, lasciamo passare elezioni truccate come se nulla fosse, non un giornale che abbia scritto una riga. Ci facciamo togliere diritti ogni giorno senza dire nulla, basta poter guardare "Gomorra" il martedì sera, salvo poi condannare la criminalità organizzata su Facebook e cambiare lo smartphone ogni sei mesi, magari a rate con il credito al consumo. Che brutta fine stiamo facendo, stiamo arrendendoci senza nemmeno combattere. O forse no, qualcuno che ancora la pelle la vende a caro prezzo pare che ci sia in queste ore. 

In Francia, dopo un mese di scontri e centinaia di fermati, il premier Manuel Valls ha dichiarato che «il governo non arretra» di fronte agli scioperi che stanno paralizzando il Paese, con le raffinerie occupate e i distributori di benzina a secco. È guerra senza sosta Oltralpe sulla nuova legge sul lavoro, la versione transalpina del Jobs Act, sindacati e lavoratori non si arrendono a una brutta legislazione imposta dal governo senza passare dal voto del Parlamento: e in Francia non scherzano con gli scioperi, se serve usare le mani, lo fanno. Hanno tutto il mio rispetto e la mia solidarietà, almeno non stringono da soli il cappio che hanno attorno al collo. 

Vi ricordate però cosa scrissi dopo gli attentati di Parigi? Che lo stato di emergenza che Hollande corse a firmare direttamente dallo Stade de France, prima ancora che si compiesse la strage del Bataclan (era casualmente già pronto), serviva per avere mano libera a livello politico e sociale, non per i terroristi. Detto fatto, quando la manifestazioni a Parigi cominciavano a diventare troppe, troppo partecipate e spesso violente, rinnovo dello stato di emergenza e divieto di manifestare in suo ossequio.