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I NUMERI/ Così l'Italia entra in stagnazione

Pubblicazione:venerdì 27 maggio 2016

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La diagnosi di Boccia è corretta. Secondo le valutazioni del Fmi, si tornerà ai livelli pre-crisi della produzione manifatturiera non prima del 2020 se non nel 2025. A ciò si aggiunge un rallentamento dell’economia inatteso. Cresciamo meno degli altri Paesi Ue, al punto che stiamo retrocedendo pericolosamente. Il turismo non cresce a sufficienza da compensare le capacità di ripresa della produzione industriale, che risulta comunque più competitiva al di fuori dell’Ue che non al suo interno. Noi stiamo perdendo colpi per quanto riguarda le esportazioni verso gli altri Paesi dell’Eurozona, mentre siamo competitivi all’esterno.

 

Quindi Boccia fa bene a fustigare i professionisti dell’ottimismo?

Sì, ma anche Confindustria ha le sue responsabilità. Finora l’associazione di categoria degli industriali ha sostenuto una sorta di modello neo-corporativo, anziché i contratti aziendali e una deregolamentazione del mercato del lavoro. Non si è occupata abbastanza dell’internazionalizzazione della nostra economia, creando associazioni in grado di sostenerla come avviene in Germania. Si è collegata molto al governo, non ha chiesto privatizzazioni rilevanti ed è sembrata timida nell’unire i suoi sforzi a quelli del capitale internazionale. Ha inoltre praticato l’intesa furbastra con la sinistra.

 

(Pietro Vernizzi)



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