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FINANZA/ Così l'Europa ci sta portando verso il burrone

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Siamo al collasso economico-finanziario, stiamo andando a tutta velocità verso il burrone e nessuno fa niente. Stiamo preparando il più grande disastro economico e sociale della storia moderna, pure superiore a quello della Grande Depressione, e nessuno vi dice niente. Sto esagerando nel mio commento catastrofico? Sono un catastrofista? Giudicate voi, dopo le notizie che qui riporto.

Domenica 8 maggio trecento soci di banca Crediveneto (dopo Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, non ci voleva un altro fallimento bancario a disastrare le povere tasche del laborioso popolo veneto) si sono presentati a Cerea in provincia di Verona, convocati in assemblea per discutere del bilancio. Non hanno potuto farlo perché all’inizio della riunione è stato letto un comunicato di Bankitalia in cui si diceva che il ministero dell’Economia con decreto (del venerdì precedente) ha posto Crediveneto in liquidazione coatta amministrativa. Ai soci sono rimaste le briciole.

Quello che ci deve colpire non è solo la modalità con cui è avvenuta la tragica conclusione di una storia di sofferenza bancaria, ma soprattutto il fatto che la notizia è stata completamente tacitata dai media. Nessun ne ha parlato, tutti zitti. Non sia mai che a qualcuno venga in mente che il sistema bancario sia tutto così, tutto intrinsecamente marcio, perché marcio è quello europeo e marcio è l’euro. C’è troppo in ballo e i cittadini non devono sapere.

Altra notizia. La produzione industriale a marzo è aumentata dello 0,4% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un valore insignificante che conferma la stagnazione e spazza via ogni ipotesi di crescita, dopo il Jobs Act e dopo tutto il lavoro fatto dal governo e i sacrifici imposti.

Altra notizia. I nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato sono stati appena 51mila, contro i 225mila di un anno fa, in pieno Jobs Act. Il dato è inferiore persino al 2014, quando erano 87mila. Il Jobs Act è stato un fallimento totale, pagato da tutti noi. Come tutti sanno, il lavoro non puoi crearlo per legge se non hai una moneta tua e devi rispettare un assurdo pareggio di bilancio.

Con questi numeri Renzi è andato in Europa a chiedere maggiore flessibilità: e gli hanno concesso maggiore flessibilità non perché i numeri sono buoni, ma per evitare il collasso dell’Italia prima del tempo, cioè prima di averci spolpati per bene, acquistando le nostre migliori aziende (soprattutto quelle di Stato) per un tozzo di pane.

Altre due notizie dall’economia reale. L’apertura di nuove partite Iva in marzo è in calo del 2,7% rispetto a un anno prima. E nell’ultimo anno hanno chiuso 290 aziende al giorno.

Notizie dall’estero, perché la crisi non è solo italiana. Forse avrete letto da qualche parte che la Francia in questi giorni è flagellata dagli scioperi, tutti contrari alla riforma che Hollande vuole imporre, quella riforma che in Italia abbiamo già fatto (grazie a Monti, Letta e Renzi) e in Francia ancora no, motivo per cui hanno un deficit superiore al 4%, cioè sono fuori dai parametri di Maastricht. Ma a loro niente sanzioni, mentre noi dobbiamo andare a mendicare maggiore flessibilità, sennò sono dolori. E oltre a scioperi e manifestazioni, vi sono stati pure scontri durissimi, di cui non ci hanno detto quasi nulla.


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