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SPY FINANZA/ Le "scottature" pronte sui mercati

Pubblicazione:martedì 3 maggio 2016

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Solo in teoria, però. In primis, perché le aziende molto indebitate ma con un management non completamente pazzo diventano riluttanti ad aumentare ancora lo stock debitorio per progetti di capitale fisso (il CapEx) senza avere una certezza relativa ai futuri cash-flows generati e ai costi operativi delle iniziative ulteriori. Inoltre, c'è qualcosa di malato nel principio che sottende le operazioni di Qe attualmente in atto con acquisti di bond sia da parte della Bank of Japan che della Bce. 

Come ci mostra plasticamente il grafico a fondo pagina, infatti, i proventi delle emissioni obbligazionarie nel 2015 sono stati utilizzati quasi al 100% da parte delle aziende per il proprio rifinanziamento, quindi nessun investimento in CapEx o ricerca e sviluppo o nuova occupazione. È, di fatto, un mero salvataggio delle politiche di mal-investmentcreate negli ultimi sette anni dalle Banche centrali, le quali fornendo liquidità a zero ai mercati hanno spinto sempre più imprese a produrre e indebitarsi più di quanto potessero, generando da un lato saturazione di beni e servizi sul mercato e dall'altro stati patrimoniali stracarichi di debito che non potranno ripulirsi, proprio perché la saturazione indotta blocca la crescita e quindi i consumi e i profitti. Un circolo vizioso, semplicissimo ma che in keynesiani negano fino alla morte: la Scuola austriaca di economia lo chiama ciclo del boom&bust ed è ciò con cui abbiamo a che fare oggi. 

C'è poi un terzo caso, il più estremo ma anche il più diffuso. Ovvero, aziende stra-indebitate che continuano però a indebitarsi attraverso emissioni obbligazionarie per finanziare i buybacks azionari, ovvero il riacquisto di propri titoli sul mercato al fine di aumentare le valutazioni, abbassare il flottante e garantire dividendi e bonus. Insomma, un maquillage debitorio per rendere meno orrenda la situazione in cui versa il mercato, tanto che il compito principale dei dirigenti aziendali negli ultimi anni è stato quello di pompare a dismisura i multipli di utile per azione - i conti che stanno uscendo in questi giorni a Wall Street ne sono la conferma, poiché come avrete visto vengono battute sistematicamente al rialzo tutte le previsioni di Eps, ponendo in essere una dinamica che vede i prezzi degli assets divergere in maniera sempre più grande e meno sostenibile dai fondamentali macro sottostanti. 

Insomma, in parole povere la politica di bassi tassi di interesse serve a una cosa sola: guadagnare tempo, non risolvere i problemi. L'idea, malata, che i banchieri centrali stanno ponendo in essere è che, forzando i consumi attraverso la leva monetaria, l'economia guarisca da sola e i progetti di capitali vengano completati. Peccato che la leva monetaria abbia completamente fallito nello stimolare i consumi, come ha confermato il dato Usa uscito venerdì scorso (in base al quale ad aprile a fronte di un +0,4% di aumento reddituale, i consumi sono cresciuti solo dello 0,1%, spedendo il tasso di risparmio dei cittadini americani al massimo da dicembre 2012) e che i progetti di CapEx non siano mai partiti. Risultato di questo combinato? Un indebitamento sempre maggiore che ruba sempre più il futuro alle aziende, spostando in avanti la data di possibile, reale ripresa. 


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