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SPY FINANZA/ Le "scottature" pronte sui mercati

Pubblicazione:martedì 3 maggio 2016

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Ma attenzione, perché di colpo il "futuro" potrebbe diventare "oggi". Per usare una metafora, quanto stanno facendo i banchieri centrali è pedalare lungo il pendio di una collina che diventa sempre più ripido e quindi richiede di pedalare sempre più veloce, ma solo per mantenere la medesima posizione, non per avanzare. E come quella collina che diventa sempre più ripida, così i tassi ultra-bassi e negativi stanno inibendo i consumi e quindi mandando in linea retta di crescita zero le varie economie, al netto dell'indebitamento. Ne è l'esempio lampante la scelta operata a gennaio dalla Bank of Japan di passare ai tassi di interesse negativi, un qualcosa che ha immediatamente portato a un ritracciamento del dato sui consumi. L'aspettativa, così come la percezione, contano molto per chi consuma e una mossa simile non ha fatto altro che instillare il dubbio e la paura riguardo a cosa possa rappresentare una decisione del genere se letta nella chiave dell'outlook futuro. 

Le reazioni del mercato sono spesso segnali di avvertimento per le Banche centrali rispetto alla percezione e ai risultati delle loro politiche e, forse, la scelta attendista di giovedì scorso da parte della Bank of Japan rispetto a un ulteriore ampliamento del programma di Qe rappresenta il seme di un minimo di ritorno al realismo, se non al buonsenso. Anche perché nei prossimi 24 mesi ci sono triliardi di debito che andranno a maturazione, una realtà che per essere contestualizzata necessita della presa di coscienza riguardo alcuni fatti. 

La Cina ha circa 86 miliardi di debito in scadenza solo questo mese, in maggio, il volume più grande della sua storia recente. Negli Usa quest'anno e il prossimo andranno a maturazione bond legati a mutui immobiliari per un controvalore di 125 miliardi di dollari, mentre nel nostro Paese ci sono circa 200 miliardi di sofferenze bancarie, tranon-performing loans e incagli, quasi il 20% del Pil. La Grecia a luglio dovrà versare alla Bce, creditore di prima istanza, 3,5 miliardi di dollari che non ha e lo scorso mese la Malaysia ha dovuto finanziare il default sugli interessi di un bond da 1,75 miliardi, il quale a sua volta è propagato nell'economia reale dando vita a un'ondata di fallimenti correlati. In parole povere, l'unica certezza che esiste è che l'alto indebitamento porta sempre a future crisi finanziarie, la cui intensità può essere molto aggravata da un aumento dei tassi di interesse o dal fatto che non si possa fare rollover su quel debito ma solo rifinanziarlo con spread più ampi (e quindi costi maggiori, ovvero altro indebitamento). 

Pensate che stando a dati della Banca per i regolamenti internazionali, soltanto i mercati emergenti hanno visto salire il loro indebitamento in dollari sopra la soglia dei 9 triliardi: se la Fed alzasse davvero i tassi a giugno, cosa dovremmo attenderci da quella mole di debito enorme che grava su fondamentali macro-economici debolissimi? Tranquilli, non lo faranno, non sono pazzi fino a questo punto e la conferma è arrivata indirettamente nel weekend da Robert Kaplan della Fed di Dallas, il quale ha dichiarato che «la Federal Reserve monitorerà con molta attenzione il voto sul Brexit a giugno». Tenendosi il referendum il 23 di quel mese - e con i favorevoli all'addio all'Ue passati in vantaggio sul finire della scorsa settimana -, un aumento dei tassi è escluso a priori.

Ma il rischio di un'estate davvero calda aumenta di giorno in giorno, attenzione a non farvi trovare con la guardia abbassata. Come ho già detto, arriva sempre il giorno in cui il "futuro" diventa "oggi". Il problema è accorgersene in tempo, perché il timing è fondamentale. 



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