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SPY FINANZA/ Un nuovo allarme è scattato per l'Italia

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Se la logica insita nei tassi a zero e negativi era quella di incentivare le banche a fare prestiti e stimolare la domanda di credito, qualcosa non ha funzionato e, infatti, sempre da più parti si comincia a parlare di helicopter money come ultima ratio: fino a sei mesi fa, quel termine di follia keynesiana terminale era tabù anche soltanto da nominare. Viviamo in un mondo saturato di debito e le Banche centrali hanno compiuto l'errore mortale, rompendo del tutto il meccanismo di trasmissione del denaro all'interno dell'economia reale: come ci mostra il grafico a fondo pagina, basato sull'ultimo sondaggio compiuto da Intrum Justitia AB, l'84% delle 9440 aziende contattate da inizio anno ha detto che i bassi tassi di interesse non hanno cambiato le loro intenzioni di spesa rispetto al CapEx, gli investimenti fissi, un dato in aumento dal 73% dello scorso anno. 

In parole povere, i tassi di interesse artificialmente bassi garantiti dalla Bce non stanno stimolando investimenti tra le aziende, limitando il loro effetto unicamente nella compressione degli spread sull'intero arco della curva di rendimento obbligazionario. Di fatto, generando gli squilibri di cui vi ho appena parlato. Ecco come ha commentato i risultati dell'indagine demoscopia l'amministratore delegato di Intrum Justitia AB, Mikael Ericson: «Con ogni evidenza, la strategia di tenere i tassi di interesse bassi per più di un anno non ha creato la stabilità che si cercava, visto che il calcolo relativo a un investimento contempla sempre le prospettive attese per il futuro. Quindi, per ottenere quel risultato sperato relativo alle spese nel CapEx bisogna che ci sia una fiducia diffusa relativa alla percezione di stabilità e prosperità: evidentemente, questo sentimento non è presente tra gli industriali. Nonostante rimaniamo ancora intrappolati in una situazione straordinaria, forse i tassi di interessi negativi non segnalano affatto stabilità o percezione della stessa». 

Tradotto, Draghi ha fallito. E qui non si tratta di personalizzare la questione, come si fa in Italia con il referendum di ottobre, ma di guardare in faccia una realtà che deve far paura: nonostante il costo extra-basso del capitale, chi fa impresa non ha la minima intenzione di investire nella propria azienda, ha troppa paura del futuro. Così si preparano le basi del deserto, meglio dirlo con chiarezza. Ma qui siamo troppo impegnati a preoccuparci degli assessori a tempo della Raggi a Roma: quando arriveremo a -2% di crescita, forse capiremo che abbiamo sbagliato tutto. Ma sarà tardi. Terribilmente tardi. 

 

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