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BANCHE & BORSA / Se Atlante chiama il "carrozzone" Bei ed evita il mercato

Titoli bancari ancora in trincea in Piazza Affari per gli sviluppi dell'operazione Atlante-Popolare di Vicenza: il consorzio nazionale italiano non convince il mercato. Di NICOLA BERTI

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Ieri mattina - all'indomani dell'esito poco felice dell'operazione Atlante-Popolare Vicenza e alla vigilia dell'ennesimo crollo dei titoli bancari in Piazza Affari - il principale quotidiano economico italiano ha posto in prima pagina alcune questioni. La prima ha riguardato i limiti dimensionali e strategici subito evidenti in Atlante, il fondo nazionale salva-banche appena diventato padrone della Banca Popolare di Vicenza; e l'opportunità-necessità conseguente di allargare la platea degli investitori nei diversi distressed asset delle banche italiane. Un secondo focus ha toccato il nervo scoperto dalla decisione - più o meno tecnicamente obbligata per Borsa Italiana - di cancellare la prevista quotazione in Borsa della nuova Popolare di Vicenza Spa.

Entrambe le questioni erano e restano fondate. Poco convincenti sono parse invece le risposte fornite dal quotidiano su ambedue i temi. Da un lato il column si è concentrato nell'auspicare/sollecitare l'intervento della Bei: un'entità para-pubblica dell'Unione europea (in italiano un "carrozzone", mai protagonista di nulla in Europa). Non un accenno, invece, alla possibilità che in Atlante possano trovar spazio i grandi e brillanti assenti fra i 67 partecipanti a un fondo consortile domestico: gli investitori internazionali, anzitutto quelli specializzati in interventi ad alto rischio come il rilancio di banche dissestate e il riciclo dei loro non performing loans. Nella presentarsi al mercato, venerdì scorso, i vertici di Atlante hanno citato 14mila fondi operanti nel mercato del distressed debt: c'era davvero bisogno di un "fondo nazionale italiano", non specializzato e messo in mare in fretta e furia contro il mercato globale? E perché rastrellare a fatica qualche milione da Cattolica d'assicurazione o Istituto centrale delle banche popolari e ignorare a priori le centinaia di milioni sventolati da mesi allo stesso tavolo operatori come Fortress o Apollo? La stessa Cassa depositi e prestiti - longa manus pubblica in Atlante - ha costituito fondi d'intervento chiamando operatori internazionali: nel fondo infrastrutturale F2I c'è il colosso cinese Cic e un fondo pensioni coreano, in F2I reti i fondi sovrani del Golfo. Perchè un hedge fund - il massimo del mercato - è nato con il massimo della chiusura al mercato?

Non sorprende che il mercato abbia finito per lasciare ad Atlante tutti i rischi e gli oneri di quella che poteva essere un'opportunità. Il quotidiano italiano non manca di dolersene, anche se con un'attenzione un po' sfuocata: la "beffa finale" per i soci della Vicenza, impossibilitati a liquidare infine sul mercato le loro azioni ormai quasi azzerate (da 62, 5 a 0,1 euro). Ma il tema vero non riguarda lo zero-virgola del nuovo azionariato della Popolare, per quanto tartassato, ma il 99-e-oltre ora congelato in Atlante.

La non quotazione in Borsa era un esito inevitabile? Perché il collocamento istituzionale - formalmente affidato a UniCredit, Mediobanca, Deutsche Bank e Bnp Paribas non ha prodotto nulla di nulla? Di più: perché è stata lasciata cadere nel nulla la prenotazione di Mediobanca sul 5% della Vicenza, mattone minimo ma non irrilevante per la possibile costruzione di un azionariato plurale, in grado di affrontare il listino? Questione finale: la paura del mercato (comprensibile, ma anche "autoprodotta") ha impedito di verificare se qualcuno fosse intenzionato a lanciare sulla Vicenza un'Opa a 0,101 euro. C'era la certezza che questo non sarebbe avvenuto e che Atlante avrebbe quindi rischiato di perdere il primo giorno qualche decina o centinaia di milioni? Oppure, al contrario, c'era il timore che qualche "avvoltoio" chiamasse "vedo" al tavolo della Vicenza? Ma chi può decidere chi è "avvoltoio" e chi no fra hedge fund uguali su uno stesso mercato? Il rischio - puntalmente avverato - è che la partita non si disputi neppure: che il mercato "degli avvoltoi" se ne vada a giocare altrove, dove non ci sono buoni e cattivi designati in partenza, E dove, peraltro, non è affatto detto che chi "vince" (come Atlante sulla Vicenza), sia un vero "vincitore".


COMMENTI
04/05/2016 - Atlante: gli stranieri? e la BRRD? (Roberto Franzoni)

Dando per assodato il fatto che Atlante fosse la soluzione migliore, aspetto tutto da dimostrare, una volta accettata/subita la sua costituzione condivido l'auspicio del Dott. Berti di coinvolgere in Atlante anche operatori stranieri, per il semplice fatto che potrebbero apportare soldi e capacità professionali, risorse indispensabili per il buon funzionamento di un fondo. Perché non c'è traccia degli stranieri? Semplice, perché non hanno nessuna intenzione di imbarcarsi in un fondo che ha buone probabilità di essere gestito in disprezzo dei principi di trasparenza e del mercato, e che ha buone probabilità di produrre perdite e non utili. E forse c'è anche chi ha fatto in modo che non ci fossero, perché per prassi non è abituato ad operare secondo le logiche del mercato e della trasparenza. Tornando alla questione di fondo che ha portato alla costituzione di Atlante, mi sembra invece che nessuno ponga l'attenzione sul fatto che Atlante potrebbe essere in contrasto ai principi della direttiva BRRD. Senza entrare troppo nel tecnico, che annoia il lettore medio, e semplificando, la direttiva BRRD prevede di risolvere le crisi bancarie con interventi presso l'intermediario in crisi, per evitare l'infezione del sistema bancario. Atlante, come da pessima abitudine italiana, farà in modo che i costi delle crisi bancarie siano sostenute dal sistema bancario, che inevitabilmente le ribalterà sui propri clienti, e senza accorgersene, come al solito sarà Pantalone a pagare.