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FINANZA E POLITICA/ I "piccoli passi" che portano l'Italia nel baratro

Per FRANCESCO FORTE, il Pil italiano per il 2016 era stato stimato inizialmente pari all’1,6%, ora è stato rivisto a poco sopra l’1%. Così ci siamo mangiati tutti i margini di flessibilità

Pier Carlo Padoan (Infophoto) Pier Carlo Padoan (Infophoto)

«Il Pil italiano per il 2016 era stato stimato inizialmente pari all’1,6%, ora di decimale in decimale è stato rivisto a poco sopra l’1%. Così ci siamo mangiati sia il margine di flessibilità che la Commissione Ue concede senza deroghe, sia quello che il governo ha chiesto con deroghe». Lo evidenzia il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie. Ieri la Commissione Ue ha diffuso le previsioni di primavera che tagliano le stime sul Pil nel 2016 dal +1,4% al +1,1%. Nel Def il governo italiano ha previsto che il Pil nel 2016 cresca dell’1,2%. Per la Commissione Ue nel 2016 il rapporto deficit/Pil sarà del 2,5% e quello debito/Pil del 132,7%.

 

Professore, il +1,1% della Commissione Ue non si discosta molto dal +1,2% del Def. È una promozione del governo Renzi?

La Commissione Ue rettifica dello 0,1% le previsioni del governo. Considerando l’attuale situazione in cui la stabilità dei bilanci pubblici è garantita dagli zero virgola, anche lo 0,1% in meno è estremamente importante. In questo modo si sfora ulteriormente rispetto al massimo previsto dal governo, rendendo necessaria una manovra correttiva. Ci vorrà quindi quantomeno una manovra correttiva dello 0,1-0,2%.

 

Quali sono le conseguenze per deficit e debito?

L’arretramento dello 0,1% implica che si cresca un po’ meno in termini reali, e quindi che il rapporto debito/Pil aumenti. C’è il rischio che quest’anno non si abbia una riduzione del rapporto debito/Pil. Le stime del Pil riviste al ribasso fanno sì che non avremo una riduzione del rapporto debito/Pil, oppure avremo una riduzione così contenuta che mercati e Commissione Ue non lo considereranno rilevante. Ci troviamo quindi ad affrontare una situazione pericolosa, in quanto in Italia è in atto un recupero e non una ripresa nel senso dello sviluppo. Manca il rafforzamento tipico di quando è in atto una ripresa come sviluppo e non come recupero.

 

In fondo che cosa cambia tra 1,2% e 1,1%?

Inizialmente si era pensato che il tasso di crescita di quest’anno fosse dell’1,6%. Quindi si è rettificato il dato in un intervallo tra 1,2 e 1,5%. Questo intervallo nel tempo si è sempre più assottigliato, e adesso siamo poco sopra l’1%. Così ci siamo mangiati sia il margine di flessibilità che la Commissione Ue concede senza deroghe, sia quello che il governo ha chiesto con deroghe. Adesso quindi si affaccia sempre più la necessità di una manovra correttiva, e questo vuole dire che la Commissione Ue ritiene che gli obiettivi di deficit non sono rispettati.

 

Ultimamente i rapporti tra Renzi e Ue sembrano essere più pacifici. Significa che hanno trovato la quadra e che la Commissione Ue concederà la flessibilità all’Italia?


COMMENTI
06/05/2016 - Errori statistici (Vittorio Cionini)

Queste sottili disquisizioni attorno agli zero virgola mi sembrano del tutto futili. Quale affidabilità hanno i dati Istat? Viviamo in un contesto globale di incertezza e manipolazione delle informazioni e dovremmo prendere per buoni dati che non si sa come e dove vengano raccolti e elaborati ? Non so se le cose siano cambiate ma so con certezza che in passato le società di "perforazione dati" praticavano prezzi da fame perché a fronte di mille documenti da registrare ne estraevano a caso 100 e duplicavano i dati per dieci volte. "Tanto sono dati statistici".

 
04/05/2016 - Chi è causa del suo mal pianga se stesso! (Silvano Rucci)

Condivido l'analisi del Professor Francesco Forte perché risponde perfettamente alla nostra realtà. Infatti dice: l'Unione Europea si attende che gli obiettivi di deficit vengano rispettati dall'Italia! L'Economia italiana prosegue in una ripresa in recupero ma senza sviluppo! I nostri osservatori economici sono giustamente influenzati dai giudizi negativi internazionali di Moody's! La solidità delle banche viene condizionata dall'enorme debito pubblico italiano! Gli azionisti bancari ed i correntisti sono delusi dal recente Bail-in adottato dal Governo! Le banche sono appesantite dalle sofferenze finanziarie rimaste irrisolte! Il sistema Italia necessita di essenziali manovre correttive fiscali! Allora non lamentiamoci se da una realtà del genere scaturisce un progressivo aumento di tasse per tutti, una disoccupazione giovanile irreversibile ed una corruzione dilagante dei poteri politici. In definitiva il baratro!