BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le "toppate" di Draghi che danno ragione alla Germania

InfophotoInfophoto

Ma c'è dell'altro a dimostraci che non solo la gestione Draghi della Bce è scandalosa a livello di risultati, ma anche che il nostro connazionale ha ormai terminato le armi a sua disposizione: lunedì, arrivando a un picco di 1.301,50 dollari l'oncia, l'oro è salito ai massimi da 15 mesi a questa parte, sulla scia di un'ondata di acquisti legata a doppio filo con i forti deprezzamenti del dollaro delle ultime sedute. E, infatti, sempre lunedì, l'euro salito fino a sfiorare 1,15 dollari, mentre ieri ha sfondato quota 1,16 e ora punta dritto verso l'area dell'1,17. Ma come, in pieno Qe dell'Eurotower, l'euro si apprezza? Eh sì, esattamente come si apprezza la corona svedese, nonostante gli acquisti monstre della Riksbank: facile, se il mercato va front-load agli acquisti delle Banche centrali, le valute di queste ultime crescono nei cross. E cosa pensano gli analisti, l'oro è destinato a salire ancora? Probabilmente sì, visto che tutto fa pensare che il dollaro resterà debole. Questo perché, un po' a sorpresa, l'economia della zona euro in questo momento è più vivace di quella Usa, alla faccia di tutti i cultori della ripresa obamiana, compresi quelli - pentiti e non - ospitati su queste pagine. 

Nel primo trimestre, infatti, il Pil degli Stati Uniti è cresciuto solo dello 0,5%, quello di Eurolandia dell'1,6%. E i fatti sembrano dare ragione a chi sostiene che allo scorso G-20 di Shanghai sia stato stipulato un tacito patto per tenere basso il valore del dollaro, favorendo così anche i Paesi emergenti. Ma sfavorendo, di fatto, l'economia reale europea, soprattutto non riattivando il meccanismo di trasmissione del credito. Complimentoni a Mario Draghi, se la sua missione era quella di tenere il dollaro basso per aiutare gli Usa, così come chiedevano a Goldman Sachs, il suo è stato un successo assoluto. Poi ci lamentiamo se i tedeschi non vogliono più vedere Draghi nemmeno in fotografia. 

E vi offro una ragione in più per stare dalla parte dei tedeschi in questa battaglia, una ragione che ci riguarda direttamente come italiani e come contribuenti. Non è molto conosciuta perché è avvenuta il 1 maggio scorso su un palcoscenico particolare, ovvero Twitter, dove il giornalista economico del Corriere della Sera, Federico Fubini, scriveva quanto segue: «Uomini e donne della provvidenza non bastano più, per l'Italia è il momento di creare un'agenzia del debito». Poco dopo l'economista Luigi Zingales rispondeva così: «Giusto. Ma anche il momento di fare chiarezza su perché perdiamo decine di miliardi in derivati: hedging o speculation?». Interviene tale Nico Bonelli, che scrive: «Commenti generici e senza senso. Chi si immaginava tassi all'1% quando erano al 4%?». E ancora Zingales: «Vero, ma allora perché tanto timore nel rivelare le operazioni effettuate?». E di nuovo Bonelli: «La risposta è semplice. Se rivelasse le posizioni, lo Stato si esporrebbe ad attacchi speculativi». E ancora Zingales: «Non è vero. Io ho chiesto trasparenza su contratti già chiusi. Perché il Tesoro ha paura di rivelare questi?». Ed ecco entrare in scena il deputato Pd, Giampaolo Galli: «Quelli chiusi sono per lo più della gestione Draghi? Ci penserei un attimo di questi tempi». Insomma, il governatore non si tocca. Anche perché sarà il "nostro" prossimo premier. Null'altro da aggiungere. 

© Riproduzione Riservata.