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GEO-POLITICA/ La "pentola sociale" che fa scricchiolare la Germania

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

Cifre che, senza dubbio, appaiono alte e tutt'altro che allarmanti per chi vive nei Paesi della cosiddetta periferia dell'eurozona, ma non fatevi ingannare. Oltre il 40% degli occupati tedeschi, infatti, lavora con i Miniarbeit, ossia contratti di lavoro con emolumenti tra i 450 e i 750 euro al mese, oltre il 12% dei pensionati è sotto la soglia della povertà e un milione di tedeschi mangia alle mense caritative. E l'economia è lo specchio di queste cifre: a marzo, infatti, in Germania le vendite al dettaglio sono diminuite dell'1,1% rispetto al mese precedete e sono aumentate dello 0,7% su base annua. Lo rende noto Destatis. Il dato congiunturale è peggiore delle attese che stimavano un aumento dello 0,5%, mentre nel primo trimestre dell'anno le vendite al dettaglio sono aumentate dell'1,6% rispetto ai primi tre mesi del 2015. 

E che la gente stia per esplodere, che larghe parti del Paese - soprattutto nell'ex Ddr - siano delle vere e proprie polveriere, il governo lo ha capito, almeno nella sua componente più realista e alle versioni ufficiali rispetto alla necessità dell'accoglienza - anche per il bene dell'economia tedesca - contrappone fatti e opere che parlano la lingua esattamente contraria, di fatto quella che il popolo vuole sentire. Già, perché se da un lato la Germania sta dimostrandosi quantomeno accomodante verso la Turchia, tanto da aver modificato il testo del Don Giovanni di Mozart in scena in un teatro di Berlino per non urtare la sensibilità di Erdogan e soci, dall'altro sta ragionando in fase avanzata su una cosiddetta "legge sull'Islam", la quale non solo limiterà l'influenza degli imam stranieri operanti su territorio tedesco e proibirà il finanziamento estero per le moschee, ma è stata proposta da un pezzo da novanta come Andreas Scheuer, segretario generale della Csu bavarese. E questa nuova legge, almeno nelle intenzioni attuali, metterà nel mirino proprio e soprattutto Ankara. 

Il governo turco, infatti, ha mandato in Germania 970 religiosi - la gran parte dei quali non parla tedesco - per dirigere le 900 moschee tedesche che sono direttamente controllate da una branca del Directorate for Religious Affairs (Ditib) dell'esecutivo turco, di fatto facendoli operare come civil servants a suo nome. Di più, recentemente si è scoperto che Ankara paga lo stipendio a quasi mille imam conservatori che guidano le principali moschee del Paese, oltre che finanziare la costruzione della Grande Moschea di Colonia, questo dopo che l'Arabia Saudita ha confermato l'intenzione di finanziare la costruzioni di altri 200 luoghi sacri in Germania. Per Scheuer, la faccenda deve finire: «Dobbiamo essere più critici nei confronti dell'islam politico, dobbiamo vietare il finanziamento estero delle moschee e gli imam dovranno essere preparati in Germania e dovranno condividere i nostri valori base». 

Oltretutto, stando a quanto riportato da Die Welt, Erdogan ha aumentato i fondi a disposizione del Ditib, il quale oggi ha un budget di 1,8 miliardi di euro, più di quello a disposizione dei 12 ministeri turchi messi insieme e che impiega alle sue dipendenze 120mila persone, quando nel 2004 erano 72mila. Insomma, una sorta di indottrinamento di Stato nel cuore d'Europa, cosa che non stupisce perché proprio Erdogan durante una visita in Germania nel febbraio 2011 disse che «l'assimilazione è un crimine contro l'umanità e una violazione dei diritti». Quindi, più ghetti islamici per tutti. Lo scorso 11 aprile, inoltre, il capo dell'intelligence interna (BfV), Hans-Georg Maassen, dichiarò che «molte moschee in Germania sono dominate da fondamentalisti e sono state monitorate per il loro orientamento salafita», prima di parlare chiaro e tondo di ingenti finanziamenti e donazioni dall'Arabia Saudita.


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