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GEO-POLITICA/ La "pentola sociale" che fa scricchiolare la Germania

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Angela Merkel (Infophoto)  Angela Merkel (Infophoto)

La legge, che dovrebbe essere completata entro il 24 maggio prossimo, imporrà anche corsi di tedesco e di integrazione che se non verranno seguiti comporteranno il taglio dei benefit per i richiedenti asilo e la proibizione per gli stessi di decidere dove vivere in attesa del pronunciamento governativo, questo proprio per evitare lo svilupparsi di nuovi ghetti. Ma per Scheuer non è ancora abbastanza: «Il messaggio deve essere chiaro: chi non è integrato, non può restare in Germania e deve essere espulso. Dobbiamo smettere di avere una visione romantica dell'integrazione, il multiculturalismo ha fallito». 

Che farà la Merkel, si tirerà indietro per paura di Erdogan o avrà più paura del contraccolpo elettorale che potrebbe subire? Tanto più che, durante la seconda giornata del suo congresso a Stoccarda, Alternative fur Deutschland ha lanciato il "manifesto anti-Islam", nel quale si chiede il bando ai minareti sulle moschee, al richiamo alla preghiera del muezzin, al velo integrale per le donne e ai foulard per le ragazze nelle scuole. «L'islam non è parte della Germania», si legge nell'opuscolo e il co-leader del partito, Joerg Meuthen, ha ulteriormente alzato i toni, auspicando «una moderna forma di conservatorismo e di sano patriottismo per evitare una deriva della Germania come nel 1968, quando era infettata dalla sinistra rosso-verde». Giova ricordare che si tratta del terzo partito del Paese con circa il 13% di supporto. Percentuale certamente destinata a crescere se saranno confermate le indiscrezioni di stampa riguardo i fatti accaduti a Colonia la notte di Capodanno, quando decine di donne sono state molestate da centinaia di aggressori, in buona parte ubriachi e di origine straniera. 

Stando a quanto emerso e ricostruito in diversi provvedimenti giudiziari e disciplinari, le rivelazioni sarebbero clamorose. Il sovrintendente della polizia di Colonia in servizio quella notte ha infatti riferito alla commissione investigativa che il ministro dell'Interno del Nord Reno-Westfalia avrebbe cercato di usare la propria posizione per influenzare le indagini. Dall'ufficio del ministro sarebbe addirittura partita una telefonata per "consigliare" di eliminare la parola stupro da un rapporto di polizia compilato sulla base della testimonianza di una ragazza diciannovenne che aveva raccontato di essere stata circondata da diverse decine di uomini che l'avrebbero palpeggiata e penetrata con le dita. Di fronte alle proteste dell'ufficiale per quell'indebita ingerenza, il funzionario ministeriale si sarebbe difeso spiegando che l'ordine di cancellare quel rapporto sarebbe arrivato dallo stesso titolare del dicastero. 

Attenzione, la pentola sociale tedesca è in ebollizione. E il coperchio potrebbe saltare da un momento all'altro. E la conferma di questo ci arriva da un proxy molto significativo della Germania, ovvero quell'Austria che sta rafforzando i controlli al Brennero e che due settimane fa ha visto trionfare al primo turno delle presidenziali il candidato della destra anti-immigrazione, l'Fpo. Bene, lunedì il ministro dell'Interno austriaco ha reso noto un report riguardo le aggressioni a sfondo xenofobo nel Paese e il risultato è inquietante: gli attacchi razzisti compiuti da estremisti di destra sono saliti di oltre il 50% lo scorso anno, con islamici ed ebrei come bersagli prioritari. Stando ai dati, nel 2015 sono stati compiuti 1156 crimini razziali contro i 750 del 2014, un aumento del 54% a fronte, invece, di un calo netto degli attacchi compiuti da gruppi dell'estrema sinistra, scesi a 186 lo scorso anno dai 371 del 2014. Ma c'è di più, perché in base al report 259 persone hanno viaggiato dall'Austria verso Siria o Iraq lo scorso anno per unirsi all'Isis, 75 dei quali sarebbero già ritornati nel Paese alpino, mentre altri 43 sarebbero morti in combattimento. 



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