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SPY FINANZA/ Il "panico in Borsa" che serve a Draghi

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

C'è poi un'altra novità: gli Usa stanno perseguendo una politica di dollaro debole come reazione agli eventi globali, ma lo stanno facendo un maniera radicale e imprevista, ovvero forzando apprezzamenti nelle economie più deboli. Pare irrazionale, ma è soprattutto molto pericoloso, come testimoniano i dati della Bank of New York Mellon relativi alle fughe di capitali dei cosiddetti real-money investors dall'eurozona: proseguono senza sosta da otto settimane di fila e a pagare il conto più salato finora sono stati Spagna e Portogallo, anche a causa dell'instabilità del quadro politico interno. 

Insomma, viviamo in un clima di sempre maggiore instabilità e non ce lo dice solo il dollaro, ma anche qualcos'altro, sempre dall'America: forse, la crisi del 2008 comincia solo ora a essere riletta criticamente dalla gente. A confermare questa mia ipotesi ci ha pensato la scorsa settimana l'istituto demoscopico Gallup, il quale ha contattato 1000 americani adulti riguardo i loro investimenti: bene, nonostante il Dow Jones sia vicino ai massimi record, solo il 52% degli interpellati ha detto di avere investimenti in corso nel mercato azionario, la lettura più bassa nel trend a 19 anni di Gallup. E la cosa grave è che la generazione che si pensava avrebbe preso in mano le redini del mercato, una volta che i Baby Boomers avrebbero cominciato a vendere le loro detenzioni equities, ovvero gli adulti della middle-class, è la meno intenzionato a investire. Insomma, nella patria del libero mercato, dove l'investimento finanziario era legge fino al 2007 e dove la Fed sta facendo di tutto per gonfiare ancora di più la bolla, qualcosa è cambiato. E sono proprio i cosiddetti Millennials ad aver superato i Baby Boomers come la popolazione vivente più ampia d'America, stando a dati del Pwe Research. Parliamo della fascia di età tra i 18 e i 34 anni, in totale 75,4 milioni di persone contro i 74,9 milioni dei Baby Boomers (51-69 anni). 

C'è però un problemino: i millennials a New York City oggi guadagnano il 20% in meno della precedente generazione di lavoratori e stanno, oltretutto, annegando in qualcosa come 14 miliardi di dollari di debito personale. Un lavoratore medio di 23 anni oggi a New York guadagna 23.543 dollari contro i 27.731 del 2000, ovviamente con il dato aggiustato all'inflazione. Salendo nella scala, un 29enne guadagna 50.331 dollari contro i 56.026 di sedici anni fa. E ancora peggio, a livello nazionale la percentuale di millennials che vive da solo - quindi in grado di pagare un affitto o stipulare un mutuo - è scesa dal 51% del 2007 al 45% del 2014. In parole povere, oggi in America il percorso di chi ha tra i 18 e i 34 anni è, molto spesso, quello di andare al college indebitandosi, entrare nella forza lavoro con lo stipendio minimo e tornare ad abitare con i genitori. Insomma, un po' deboluccia come ripresa economica. 

Non a caso sempre Gallup ha testimoniato che la fiducia degli americani nei confronti del quadro economico è oggi al livello più basso da inizio anno: l'ultima volta che si era arrivati a questo livello era l'agosto del 2015, quando il mercato azionario stava crollando per paura del contagio cinese. L'Economic Confidence Index di Gallup si basa poi su due componenti, ovvero come gli americani valutano le attuali condizioni dell'economia e se pensano che quest'ultima stia migliorando o peggiorando. Bene, solo il 35% degli americani adulti è ottimista sull'outlook, mentre il 60% è certo che l'economia stia peggiorando. Insomma, forse l'America sta prendendo coscienza che la mitologica avidità posta da Gordon Gekko a pilastro dell'economia statunitense, in realtà negli anni ha soltanto distrutto posti di lavoro e qualità del mercato. Non a caso, nonostante le speranze di nomination siano nulle, Bernie Sanders continua a mietere successi, ultimo la vittoria di martedì alle primarie in Indiana, soprattutto tra gli under 35 e con un programma dichiaratamente anti-Wall Street. 

Qualcosa sta cambiando, magari solo sottotraccia? Difficile dirlo con certezza in un mondo instabile come quello attuale, di certo c'è che un tonfo del mercato è alle porte. E temo che a patire il colpo peggiore sarà l'Europa, la quale diverrà il laboratorio globale delle politiche keynesiane portate all'estremo.