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IDEE/ Le "armi" dei consumatori contro la crisi

Pubblicazione:domenica 8 maggio 2016

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La crescita economica rende indifferibile l'esercizio del consumo: diventa così istituto il lavoro di consumazione. Questo il precetto che fonda la ragione economica dell'esercizio dei consumatori. Sta qui il carattere di servizio fornito al sistema della produzione e il ruolo svolto nel consesso civile. La vita spesa a fare la spesa esprime compiutamente la quantità di esercizio messo in campo. Il 60% del Pil prodotto dalle azioni di consumo riferisce il valore economico dell'azione, l'insostituibilità della nostra pratica, la responsabilità del ruolo.

A fronte di cotanto, indomito fare, la patente insufficienza di una pratica dilettante altera risolutamente l'efficacia dell'azione: un esercizio di consumazione che genera sprechi, montagne di rifiuti, debito; quella vita così spesa impoverisce e disarticola le reti informali di relazione tra le persone, svaluta le azioni condivise, il sentire comune. Un esercizio insomma che mostra rilevanti diseconomie incagliato tra un acquisto prono e indifferente e l'insufficienza delle risorse economiche.

Soggiogati dal totem del Pil, stretti tra l'obbligo di esercizio ed esercizio dilettante si rileva un corposo deficit che scredita la nostra azione e ne sollecita il riscatto. Le risorse ci sono, la responsabilità lo impone, non mancano le opportunità. 

Nell'eccesso di offerta, che connota l'economia dei consumi, si rende patente uno squilibrio: hanno più bisogno le imprese di vendere che noi di acquistare, questo è un nostro vantaggio. L'affrancamento dal bisogno, derivata prima di quell'eccesso, ci consegna un secondo vantaggio. E se l'indifferibilità della pratica di consumazione esalta questo vigore, la ricchezza e la continuità del processo produttivo generate dalla pratica di consumazione, lo consacrano: che forza ragazzi!

Questi vantaggi dobbiamo saper spendere per rendere conveniente l'agire. Il consumare deve essere recuperato alla pratica di un esercizio produttivo: occorre raccogliere le forze, le opportunità, le prerogative di ruolo, la capacità di azione. Saper mitigare gli eccessi, calibrare i gesti, estirpare i vizi, esaltare le virtù.

La sequenza di un esercizio di consumazione disposto mediante rigorose competenze professionali deve poter trovare efficacia di azione. Lo dobbiamo al mondo; il mondo dipende da questo nostro fare per andare oltre la crisi. Prosit.



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COMMENTI
08/05/2016 - le armi: più soldi in tasca (Michele Ballarini)

Con il passaggio dalla lira all'euro, i salari e gli stipendi vennero convertiti al cambio prefissato per cui 1 euro valeva 1.936,27 lire. Dunque, approssimativamente, uno stipendio di 2 milioni di lire venne matematicamente convertito in 1.000 euro circa. Non così avvenne per i prezzi dei beni di consumo, che praticamente raddoppiarono, senza che i controlli, pure previsti, venissero effettuati (si era nell'epoca del governo Berlusconi, noto amico degli evasori). Ad esempio, una pizza margherita passò da 5/6 mila lire a 5 euro (in lire quasi 10.000). Sento lo sciagurato Padoan affermare che la deflazione penaliza i consumi. Padoan, scendi dalle stelle. Io spendo se ho soldi e i prezzi sono bassi; se aumentano e il mio stipendio non aumenta, non acquisto o acquisto di meno. I consumatori, soprattutto se lavoratori dipendenti e pensionati, non hanno armi. Devono anzi subire i furti legalizzati perpetrati dai governi, attività nella quale l'attuale si distingue in modo particolare. Per contro, abbiamo manager strapagati, che depredano le aziende che amministrano, salvo uscirne con liquidazioni milionarie, in base al principio "arraffa la cassa e scappa".