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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Tra Deutsche Bank e Grecia, così le banche "dettano legge"

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«Per un lungo periodo di tempo sono venuti a mancare leadership e impegno ai piani alti del management nella supervisione di eventuali crimini finanziari», denuncia la Fca. E quando c'è stata una gestione efficace, il board si è assicurato che i dirigenti incaricati venissero allontanati, forse - ipotizzano i critici - perché se avesse seguito alla lettera le norme non avrebbe potuto fare così tanti soldi in Europa. E Deutsche Bank? Ovviamente avrà negato accuse così infamanti? «Siamo consapevoli dell'importanza della questione e abbiamo preso l'impegno di porvi rimedio», ha dichiarato un portavoce del gruppo tedesco in un comunicato via email. Anche qui, una multa e via. Il problema è che Deutsche Bank è sistemica, visto che ha un'esposizione lorda ai derivati pari a 54,7 triliardi di euro. Avete letto bene.

Ovviamente questa cifra non è l'esposizione reale, poiché a differenza del mercato azionario, il mercato dei derivati è per definizione a somma zero. Cioè, per ciascuna posizione long esiste un posizione short uguale e contraria con il medesimo sottostante e la medesima scadenza. Cosa bisogna guardare, quindi? La sua esposizione netta, ovvero azzerando le posizioni uguali e contrarie per ciascuna classe di derivati, su ciascuna scadenza e fare le somme. Deutsche Bank, quindi, è esposta al mercato per 504,6 miliardi di euro in posizioni long e 487 miliardi di euro in posizioni short, quindi il totale è di 991,6 miliardi di euro. Una bella sommetta, capace da sola di mandare al tappeto banca e anche parte dell'economia tedesca, ma il rischio reale è quello di controparte sui derivati: ovvero, se falliscono le controparti di quei trading viene giù tutto e il mercato collassa. Non solo in Germania, ovunque.

Capite perché a ogni starnuto il sistema bancario europeo si sfracella in Borsa? Capite perché la Bce tra poco comprerà anche l'aria che respiriamo? Per il semplice fatto che Deutsche Bank rappresenta un rischio potenziale ben peggiore di Lehman Brothers. E il grafico a fondo pagina ci mostra un trend inquietante. Capite perché, Trani o non Trani, Deutsche Bank non si può toccare? Ma è tutto legato, cari lettori, tout se tient. Prendete il caso Grecia, il quale sta per ritornare di enorme attualità visto lo stallo delle trattative tra governo e i creditori sul pacchetto di misure per il consolidamento fiscale che potrebbe raggiungere il 5% del Pil ellenico. È l'ennesima pantomima che si ripete per un motivo semplice: Paesi e popoli servono per salvare le banche.

Quando nel maggio 2010 ci si rese conto che Atene aveva perso il controllo delle proprie finanze - il disavanzo primario, escluso l'interesse, era superiore al 10% del Pil - partì la danza macabra dell'austerity e della Troika che nel corso dei successivi cinque anni si sostanziò in tagli della spesa e un aumento dell'imposizione fiscale per un valore complessivo del 32,3% del Pil, questo nonostante i cambi di governo, visto che come nel caso italiano del 2011 si trattava di pupazzi messi lì proprio dalla Troika. Tuttavia, due terzi dello sforzo fiscale sono serviti appena a compensare l'impatto dell'economia greca al collasso, che ha paralizzato il gettito fiscale, tanto che nel 2013 il Fmi ha dichiarato che i creditori avevano sottovalutato quanto duramente il radicale piano di austerità avrebbe colpito l'economia.