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SPY FINANZA/ Tra Deutsche Bank e Grecia, così le banche "dettano legge"

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La notizia è di venerdì: Deutsche Bank è indagata per manipolazione di mercato dalla Procura di Trani, assieme all'ex management del gruppo. Come scrissi già all'epoca, mentre tutti tuonavano contro il maledetto governo Berlusconi e gridavano urrà per l'arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi, la vicenda riguarda la massiccia vendita, oltre 7 miliardi di euro, di titoli di Stato italiani avvenuta nel primo semestre 2011, prodromo della crisi dello spread che portò alle dimissioni dell'esecutivo di centrodestra e allo sbarco dei tecnici orchestrato da Giorgio Napolitano. Cinque gli indagati: l'ex presidente Josef Ackermann, gli ex co-amministratori delegati Anshuman Jain e Jurgen Fitschen (quest'ultimo è attualmente co-Ad uscente della Banca), l'ex capo dell'ufficio rischi Hugo Banziger e Stefan Krause, ex direttore finanziario ed ex membro del board di Db.

L'ex management del gruppo di Francoforte è accusato di manipolazione del mercato perché mentre comunicava ai mercati finanziari la sostenibilità del debito sovrano dell'Italia nascondeva agli stessi mercati e al ministero dell'Economia italiano la vera intenzione della banca, ovvero ridurre drasticamente e nel brevissimo termine le detenzioni di titoli del debito italiano in portafoglio, le quali a fine 2010 ammontavano a 8 miliardi di euro. Tranquilli, nessuno pagherà, purtroppo. Né per la manipolazione del mercato, né per quello che è stato un vero e proprio golpe politico-finanziario. E non perché i pm di Trani non sappiano fare il loro lavoro, anzi, ma perché ormai la finanza decide i governi e le loro agende, quindi il manovratore, soprattutto se di questo livello, non si può toccare. Ma l'accusa della procura di Trani è solo l'ultimo tassello di un ben poco edificante quadro di sé che Deutsche Bank ha offerto nell'ultimo periodo, se pensiamo a quanto emerso due settimane fa, ovvero l'ammissione di aver manipolato oltre al Libor anche il mercato dell'oro, tanto da aver ammesso le proprie colpe sia con le autorità americane che con quelle inglesi. Una bella multa e via, si ricomincia business as usual. Comandano loro, fatevene una ragione.

Come spiegare, altrimenti, il silenzio tombale su un altro guaio in cui è occorsa Deutsche Bank solo cinque giorni prima della notizia da Trani? L'autorità di regolamentazione dei mercati britannici, infatti, ha annunciato che la prima banca di Germania ha commesso errori sistemici nell'effettuare controlli contro episodi di riciclaggio di denaro e finanziamento ai terroristi. Non lo diceva un qualche blog complottista ma il Financial Times, specificando che la Financial Conduct Authority (Fca) ha deciso di condurre un'indagine indipendente sul caso. Anziché licenziare il suo Chief Ethics Officer, Deutsche Bank avrebbe dovuto assumerne altri e più preparati esperti: è la conclusione delle autorità di controllo. «Siamo arrivati alla conclusione che la divisione britannica di Deutsche Bank ha commesso degli errori di natura sistemica nelle operazioni di lotta al riciclaggio di denaro sporco e di finanziamento ai terroristi», si legge nella lettera datata 2 marzo.



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