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RIPRESA?/ Fortis: i dati che smentiscono i "gufi" italiani

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Le cifre dell’Istat su occupati e disoccupati smentiscono quanti parlavano di un fallimento del Jobs Act. Tutti hanno detto che senza incentivi gli effetti positivi della riforma del lavoro si sarebbero interrotti. Invece negli ultimi due mesi si è registrato un aumento del numero di occupati anche con incentivi molto ridotti. Tra il febbraio 2014 e l’aprile 2016 sono stati creati 450mila posti di lavoro. Adesso sono tutti pronti a dire che se ne potevano creare ancora di più. Tra l’altro i nuovi posti a tempo indeterminato sono stati 390mila.

 

Ad aprile si registrano 50mila disoccupati in più. Dove lo vede il successo del Jobs Act?

Il dato sui disoccupati include chi cerca lavoro e non lo trova. L’incremento si spiega con il fatto che quando la situazione migliora, si affacciano sul mercato del lavoro anche persone che prima erano scoraggiate e quindi inattive. Nel mese di aprile gli inattivi sono diminuiti di 100mila unità, e non tutti hanno potuto essere assorbiti in quanto gli occupati in più sono stati “solo” 50mila. L’aumento del numero di disoccupati è causato quindi da un massiccio ritorno sul mercato di persone che se ne erano allontanate.

 

Che cosa replica a chi ha criticato i costi legati agli incentivi del Jobs Act?

Tutti i nuovi assunti sono stati anche salariati. E’ un bel potenziale di reddito in più che può cominciare a essere speso. Negli ultimi due anni del resto buona parte della ripresa dei consumi è dipesa dal bonus degli 80 euro e dal Jobs Act, che tanto sono stati criticati da analisti e osservatori.

 

(Pietro Vernizzi)



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