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BANCHE E POLITICA/ Così la Germania aiuta (anche) l'Italia

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Wolfgang Schaeuble (Infophoto)  Wolfgang Schaeuble (Infophoto)

Ma, nonostante tutto, finora la foga regolatoria della Bce e della Commissione era stata tale da aver sottoposto indiscriminatamente alle stesse regole banche piccole e grandi. E da rendere, quindi, in concreto, il principio di proporzionalità più un'enunciazione "di maniera" che un criterio realmente seguito dalle Autorità di vigilanza, specie nei confronti delle banche locali. Anche il Comitato economico e sociale europeo, organi comunitario consultivo ma autorevole, ha emesso un parere nella stessa direzione: "Il problema principale" - vi si legge - "continua a riguardare l'adeguata applicazione del principio di proporzionalità nella nuova regolamentazione bancaria (specialmente in rapporto alla direttiva sui requisiti patrimoniali e al regolamento sui requisiti patrimoniali). Questo implica che bisognerebbe applicare i requisiti più stringenti alle banche che operano a livello globale, requisiti rigorosi alle banche paneuropee (che hanno carattere sistemico in Europa) e requisiti più flessibili alle banche nazionali e locali (garantendo un livello adeguato di protezione per il consumatore)".

Ma l'intervento di Schauble su questa materia, formale e politicamente incisivo, è la vera novità: visto che, di fatto, sono i tedeschi a comandare in Europa in materia di vigilanza bancaria e che anche alla Bce il predominio di Draghi sulla materia monetaria è controbilanciato dallo spadroneggiare dei tedeschi sul fronte-vigilanza, se il governo di Berlino non si fosse schierato, la polemica sarebbe rimasta lettera morta. 

Ma perché questa mossa di Schauble? È improbabile che sia un ravvedimento nel segno della solidarietà tra stati membri: molto più verosimile che sia ricollegabile a un recente intervento pubblico del presidente dell'Associazione delle casse di risparmio tedesche, Georg Fahrenschon, "il quale ha sottolineato - come rileva De Lucia nella sua nota - che un'adeguata regolamentazione deve tener conto del modello di business e delle dimensioni delle banche, preservando l'attitudine di questi istituti a svolgere la loro attività creditizia in favore delle piccole e medie imprese. Un approccio che favorirebbe anche la ripresa dell'economia reale, vista l'ampia incidenza delle piccole e medie imprese nel sistema produttivo europeo". Come dire: dal momento che anche per le banche tedesche le norme finora volute dai regolatori europei, che obbediscono a Berlino, si sono rivelate insostenibili, gli stessi "registi" berlinesi si sono ricreduti. O almeno: così pare. Meglio tardi che mai.

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COMMENTI
11/06/2016 - commento (francesco taddei)

l'italia delle banche e dei corpi intermedi non sono capaci né vogliono essere controllati da nessuno. meglio la tagliola nordica che gli inciuci nostrani.