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Economia e Finanza

BANCHE E POLITICA/ Così la Germania aiuta (anche) l'Italia

La Germania chiede alla Commissione europea di rivedere alcune regole di vigilanza sulle piccole banche. Per SERGIO LUCIANO si tratta di una buona notizia per l'Italia

Wolfgang Schaeuble (Infophoto)Wolfgang Schaeuble (Infophoto)

Una specie di conversione sulla via di Francoforte: è quella del governo tedesco sulla materia delicatissima delle norme che regolano la vita delle piccole banche. Berlino sembra aver capito che se non le si alleggerisce sortiranno l'effetto contrario a quello voluto. Anziché far vivere meglio gli istituti minori, con più stabilità e sicurezza, li faranno chiudere. Per questo il ministro delle Finanze tedesco, il potente e durissimo Wolfgang Schauble, ha presentato alla Commissione europea una sua proposta che è stata subito appoggiata anche dal Cancelliere dello Scacchiere George Osborne ed è stato denominata "Small banking box" e che in sostanza serve appunto a ridurre le regole della vigilanza sulle piccole banche per evitare, appunto, di soffocarle.

"Anche la responsabile della vigilanza bancaria della Bce Sabine Lautenschlanger", osserva in una nota il segretario generale dell'Associazione fra le banche popolari, Giuseppe De Lucia Lumeno, "ha posto attenzione sul principio di proporzionalità che va applicato in materia bancaria per tener conto delle specificità degli istituti di credito locali sotto il profilo delle dimensioni, della governance e dell'operatività". Già, perché è questo il cuore logico della proposta Schauble: applicare alle banche più piccole le norme generali con una sorta di ammortizzatore che ne riduca gli effetti più gravosi e paralizzanti.

Ma di che si tratta, in pratica, e perché potrebbe essere - finalmente - una buona notizia per le banche? Il principio di proporzionalità richiede che le Autorità competenti nell'emanare norme e regolamenti realizzino le finalità e gli obiettivi perseguiti con il minor sacrificio degli interessi dei destinatari. È chiaro, infatti, che discipline complesse e dai rilevanti impatti organizzativi, economici e in termini di adempimenti, incidono in misura sensibilmente superiore sulle banche di minori dimensioni, come in genere su qualsiasi tipo di azienda. Grandi strutture molto organizzate sostengono più agevolmente anche obblighi normativi molto impegnativi; su piccole strutture, invece, gli stessi obblighi hanno un effetto paralizzante.

"Questo principio prevede, insomma, che l'applicazione delle disposizioni emanate dalle Autorità di vigilanza sia garantita in maniera proporzionata alla natura, alla dimensione e alla complessità dell'attività svolta", spiega De Lucia, "oltre che alla tipologia e alla gamma dei servizi prestati da parte delle singole banche. Anche la normativa secondaria di Banca d'Italia prevede espressamente che le banche destinatarie delle disposizioni di vigilanza applichino il principio di proporzionalità. Le piccole banche - nella terminologia di Banca d'Italia definite "di minore dimensione" - sono "le banche con attivo pari o inferiore a 3,5 miliardi di euro". Queste banche sono da ritenersi di minore dimensione e complessità operativa se non vi sono altri elementi di rilievo che ne giustificano l'attribuzione a una diversa categoria. 


COMMENTI
11/06/2016 - commento (francesco taddei)

l'italia delle banche e dei corpi intermedi non sono capaci né vogliono essere controllati da nessuno. meglio la tagliola nordica che gli inciuci nostrani.