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SPY FINANZA/ Soros e la scommessa sul "tonfo" della Cina

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George Soros (Infophoto)  George Soros (Infophoto)

Insomma, ogni minima deviazione al ribasso delle dinamiche occupazionali andrebbe a toccare un nervo scoperto del Partito di governo, visto che come sottolinea la Fathom, «l'insicurezza occupazionale è un driver chiave dell'instabilità sociale, un qualcosa che le autorità cinesi devono evitare a ogni costo». E un'altra preoccupazione è quella legata alla produttività, un tema che unisce economia Usa e cinese, tanto da diventare una delle minacce peggiori. Già oggi si parla di crescita della produttività in declino, visto che il dato è risultato particolarmente debole nel settore dei servizi, uno di quelli che assorbe la maggior parte della forza lavoro. 

Poi, la bomba: il governo ha confermato che lo scorso anno la crescita dell'economia cinese è stata del 6,9%, la più debole da 25 anni a questa parte ma la Fathom ritiene che quel dato sia sovrastimato enormemente e che la percentuale reale non superi il 2%. Quindi, se fosse vero, delle due, l'una: o la Cina continuerà a creare 1 triliardo di dollari di nuovo debito ogni trimestre, come ha fatto quest'anno incurante del fatto che questo sia un ammontare pari al 10% del Pil, per mantenere calma la popolazione dei semi-occupati, oppure il rischio che lo spettro peggiore, quello dell'instabilità sociale, si materializzi salirà in maniera esponenziale. E George Soros, forse, fa leva anche su questa possibilità. 



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