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FINANZA/ Dalla Francia alla Cina i nuovi segnali di un disastro

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Scendono gli ordini, scende il fatturato, scende la produzione manifatturiera italiana: ma a riprova che la crisi non è italiana basta vedere le condizioni della Francia. Con un deficit abbondantemente sopra al consentito 3%, non riceve sanzioni o riprovazioni, perché il governo sta cercando di fare quelle riforme sul mercato del lavoro che noi abbiamo già approvato con il Jobs Act e che non funzionano (ma servono a renderci più poveri e incerti). In ogni caso il continuo deficit porterà al peggioramento del debito. E nel frattempo i francesi insorgono per contrastare il progetto di impoverimento che hanno ben compreso. La Francia ora è paralizzata dagli scioperi a catena, così come sta accadendo in Belgio. E i media italiani tutti zitti.

Intanto dalla Cina viene una notizia che ha del clamoroso: gli attivi delle banche cinesi sono circa 30mila miliardi di dollari, pari a circa la metà del Pil mondiale: avete capito bene, le banche cinesi hanno prestato soldi alle aziende per un totale pari a metà del Pil del mondo. Ora, d’accordo che l’economia cinese è in crescita, ma come faranno a continuare questa crescita con la crisi che c’è nel mondo? Una situazione finanziaria praticamente insostenibile. E nessuno dice niente perché questi prestiti nel bilancio sono chiamati “attivi”.

In conclusione, la situazione è davvero critica e all’orizzonte si vedono i segnali di una tempesta. Occorre prepararsi.

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