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SPY FINANZA/ Altro che Londra, è Bruxelles a temere la Brexit

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In Gran Bretagna qualche intellettuale fuori dal coro ha definito quanto sta accadendo Project Fear, il "progetto paura", ovvero una strategia politico-mediatica che prescinda da qualsiasi valutazione fredda e razionale e si concentri unicamente sui più bassi istinti di conservazione dello status quo della popolazione. Un'operazione deliberata di disinformazione. L'argomento principe è rappresentato dal fatto che, avendo il Regno Unito il 50% del proprio commercio attuale con l'Ue, l'uscita dall'Unione porterebbe a un disastro economico e monetario: ma siamo proprio sicuri che andrebbe così? Davvero da un giorno con l'altro la Gran Bretagna si ritroverebbe a fare i conti con un nuovo presente da nazione in via di sviluppo?

Stando a dati del Fmi del 2015, quella britannica è la quinta economia mondiale: alla luce della persistente stagnazione economica è l'Ue che non può permettersi di perdere il Regno Unito, non il contrario. Stando a dati dello scorso mese di marzo dell'Office for National Statistics, la Gran Bretagna ha un bilancio commerciale negativo in beni con l'Ue per mediamente 8 miliardi al mese nel primo trimestre: se per caso il Regno Unito dovesse decidere di andarsene senza negoziare un accordo commerciale indipendente, l'economia dell'Ue andrebbe a fronteggiare una perdita potenziale di 96 miliardi l'anno. Londra, inoltre, è stato il secondo contributore netto al budget Ue lo scorso anno, il che significa che le otto regioni inglesi (escludendo Galles, Scozia e Irlanda del Nord, considerate relativamente povere) potrebbero in aggregato essere il secondo fornitore di trasferimenti monetari intra-Ue dalle cosiddette aree ricche a quelle povere del Sud ed Est Europa: in tal senso, è Bruxelles ad avere bisogno di Londra, non il contrario.

Il campo pro-Ue ignora completamente e volutamente l'aspetto del bilancio commerciale e, come ha fatto il presidente Barack Obama, il quale da buon americano non ha perso occasione per mettere il becco in fatti sovrani che non lo riguardano, minaccia la Gran Bretagna di isolamento economico, prefigurando un futuro da Svizzera. Paese, quest'ultimo, che non è membro Ue e che vanta un'economia che vale meno di un quarto di quella britannica, ma che tra il 2009 e il 2013 ha esportato, in media, 4,6 volte il valore per persona verso l'Ue di quanto abbia fatto la Gran Bretagna essendo membro dell'Unione, come denunciato - senza smentite - dall'europarlamentare William Dartmouth nel giugno 2015 con il report The Truth About Trade Outside the EU.

Al netto di questo, pensate davvero che uscendo dall'Ue, il Regno Unito non sia in grado di negoziare un accordo commerciale con l'Unione buono almeno quanto quello svizzero, oltretutto essendo Londra sede della City? E questa non è una teoria nuova, perché l'approdo finale svizzero era quello che improntava ogni mossa in ambito europeo di Margaret Thatcher, Dio l'abbia in gloria. Inoltre, l'Ue negozia accordi commerciali attraverso la Wto nel primario interesse suo, non del Regno Unito, mentre la Gran Bretagna avrebbe tutto da guadagnare nell'implementazione di accordi commerciali liberi, soprattutto con gli Usa e i Paesi del Commonwealth. Tanto più che l'Unione non ha accordi commerciali con Cina e Giappone, quindi operando sovranamente e liberamente fuori dall'Ue, la Gran Bretagna potrebbe negoziare da posizione di forza e di interesse particolare, non essendo 1 dei 28 membri ma nazione sovrana. Inoltre, senza regolamentazioni europee e vincoli, l'economia britannica potrebbe rinvigorirsi, soprattutto nel settore delle Pmi.


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COMMENTI
13/06/2016 - certo, certo (z314 george)

...GB in posizione di forza a contrattare da sola con Cina e Giappone? L'aritmetica non è il suo forte vero?! Anche lei, come i nostalgici inglesi dell'impero, pensa ancora che se si blocca l'eurotunnel il continente resta isolato... è sempre l'aritmetica che vi "frega"!

 
13/06/2016 - commento (francesco taddei)

questo mantra dell'europa superstato in italia ci viene ripetuto da tutta la sinistra e da tutti i cattolici. ve lo ricordate l'ex presidente lombardo vagheggiare dell'europa delle regioni e i vati di oggi contro gli interessi nazionali? gli imprenditori italiani con sede a londra tifano per boris.

 
13/06/2016 - Calcio inglese... (Giuseppe Crippa)

Caro Bottarelli, sono del tutto d’accordo con Lei. Aggiungo anche che prima del 23 giugno gli hoolingans inglesi potranno fare impunemente quel che vogliono senza che l’UEFA intervenga con l’esclusione della loro nazionale dagli europei di calcio. Dopo quella data vedo due scenari: se vince il Brexit stop immediato alla squadra inglese; se perde, tappeto rosso fino alla finale e magari pure la vittoria…