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SPY FINANZA/ Altro che Londra, è Bruxelles a temere la Brexit

Pubblicazione:lunedì 13 giugno 2016

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Ma oltre alla chiave economica, il fronte Ue punta molto anche su quella monetaria, facendo intendere che in caso di Brexit la sterlina, ancora oggi tra le cinque monete di riferimento globale, crollerebbe. Peccato che in un mondo, come quello attuale, in cui vige un guerra valutaria senza esclusione di colpi attraverso il dumping delle Banche centrali e dei loro programmi di stimolo più o meno dichiarati, in caso di tonfo del pound sarebbe tutto interesse di Fed, Bce, Bank of Japan e anche Bank of China di inondare il mercato per evitare un collasso non solo della sterlina ma dell'intero universo delle valute fiat. Di fatto, paradossalmente, una crisi da Brexit garantirebbe la scusa per più Qe e più stimolo, ciò che le Banche centrali maggiormente desiderano in un momento come questo, visto che la correzione dei corsi pare all'orizzonte, la recessione negli Usa è a un passo e l'Ue stagna in deflazione. Insomma, un'altra falsa e strumentale paura. Inoltre, non essendo il Regno Unito nell'eurozona, un Brexit andrebbe a minacciare l'euro: quindi, la paura del fronte guidato da David Cameron è paradossalmente indirizzata per la valuta unica, non per la sterlina.

Il problema del Brexit, come avete visto, non è affatto economico ma tutto politico, perché se il popolo britannico deciderà di uscire dall'Ue e riguadagnare la propria sovranità aprirà il vaso di Pandora dell'euroscetticismo, il quale già oggi guadagna giorno dopo giorno consensi in tutta Europa, dalla Francia alla Polonia, dalla Repubblica Ceca alla stessa Germania di Alternative fur Deutschland. E che dire di Paesi come la Grecia, la Spagna, il Portogallo o l'Italia, i cosiddetti Pigs? Dopo anni di troika e lacrime e sangue, quanto sarebbe forte la tentazione di far saltare il banco per vedere cosa accade davvero, non avendo pressoché più nulla da perdere (se non onoro il debito, è il creditore a rimetterci)? Il Brexit sarebbe la miccia dell'esplosione dell'eurozona, non la pietra tombale dell'economia britannica o della sterlina.

Certo, se la mattina del 24 giugno la Gran Bretagna si sveglierà con il Brexit vincitore, ci saranno shock di breve termine sui mercati: valute, equities, bond e metalli preziosi reagiranno, magari brutalmente, ma state certi che le elites finanziarie e le Banche centrali non perderanno tempo e tamponeranno gli effetti di breve-medio termine senza che si arrivi all'apocalisse. Basterà prendere atto dell'accaduto e far partire in tempi praticamente zero negoziati tra la Gran Bretagna e l'Ue, commerciali e non solo e la fine del mondo sarà evitata.

Ma questo non accadrà, a Bruxelles non possono permettersi che il Brexit vinca. E non vincerà. costi quel che costi.



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COMMENTI
13/06/2016 - certo, certo (z314 george)

...GB in posizione di forza a contrattare da sola con Cina e Giappone? L'aritmetica non è il suo forte vero?! Anche lei, come i nostalgici inglesi dell'impero, pensa ancora che se si blocca l'eurotunnel il continente resta isolato... è sempre l'aritmetica che vi "frega"!

 
13/06/2016 - commento (francesco taddei)

questo mantra dell'europa superstato in italia ci viene ripetuto da tutta la sinistra e da tutti i cattolici. ve lo ricordate l'ex presidente lombardo vagheggiare dell'europa delle regioni e i vati di oggi contro gli interessi nazionali? gli imprenditori italiani con sede a londra tifano per boris.

 
13/06/2016 - Calcio inglese... (Giuseppe Crippa)

Caro Bottarelli, sono del tutto d’accordo con Lei. Aggiungo anche che prima del 23 giugno gli hoolingans inglesi potranno fare impunemente quel che vogliono senza che l’UEFA intervenga con l’esclusione della loro nazionale dagli europei di calcio. Dopo quella data vedo due scenari: se vince il Brexit stop immediato alla squadra inglese; se perde, tappeto rosso fino alla finale e magari pure la vittoria…