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GEO-POLITICA/ Da Orlando agli Europei, le "strane manovre" sull'insicurezza

La strage di Orlando aumenta il senso di insicurezza, così come gli scontri tra tifosi che vanno in scena agli Europei di Francia. Il commento di MAURO BOTTARELLI

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Ci sono attentati e attentati. Quello al club gay di Orlando, in Florida, è l'attentato perfetto, perché politicamente corretto. Al suo interno, infatti, c'è tutto: il giovane musulmano apparentemente integrato, ma che invece cova odio ideologico e religioso e decide di agire come un lupo solitario. C'è Donald Trump che immediatamente si lancia in un attacco pavloviano contro l'Islam, arrivando a chiedere le dimissioni di Barack Obama, incapace a suo dire «anche solo di pronunciare il temine estremismo islamico». C'è Hillary Clinton «sconvolta», quindi il presidente perfetto: asettico ma contrito, falsamente coinvolto ma capace, a differenza di Trump, di mantenere la freddezza e non fomentare odio. C'è la comunità Lgtb che finisce nel mirino dell'integralismo, esattamente come nelle roccheforti dell'Isis dove i gay vengono giustiziati lanciandoli dall'ultimo piano dei palazzi. C'è il dibattito sulle armi troppo facilmente reperibili negli Usa, falso argomento in cui ovviamente hanno inzuppato il pane i pescecani del politically correct nostrano, ancora eccitati come sedicenni per il "Main Kampf" allegato a Il Giornale

Paradossalmente, infatti, il killer ha beneficiato del fatto che la discoteca fosse una cosiddetta gun-free-zone, aree in cui è vietato portare armi: non fosse stato così, forse qualcuno lo avrebbe ammazzato prima, evitando 50 morti e onorando il Secondo Emendamento. E invece no. Niente armi in quella discoteca, a parte per la security privata che alla fine è riuscita a eliminare lo squilibrato, ma garantendogli tempo e libertà di azione per lasciare a terra oltre 100 persone, tra morti e feriti. Insomma, incolpare le armi facili per la strage di Orlando sarebbe come incolpare gli aerei per l'11 settembre. 

Ma qui cominciano le stranezze di questo attentato perfetto. Se la discoteca è una gun-free zone e al suo interno c'è una sicurezza privata, si suppone che vengano fatti controlli: come ha fatto a non dare nell'occhio un fucile mitragliatore d'assalto AR-15? Non stiamo parlando di un Beretta o di una Glock che puoi cercare di occultare da qualche parte, parliamo di un'arma da guerra. Mistero. Non è che quel numero enorme di vittime è stato dovuto anche al fuoco incrociato della security o a un blitz un po' maldestro delle squadre swat della polizia? C'è quasi da sperarlo, perché se un solo uomo, armato fino ai denti, riesce a entrare indisturbato in discoteca e abbattere 100 cristiani, allora è Rambo prestato all'Islam. Invece no, chi è in realtà Omar Saddiqui Mateen, 29enne cittadino americano di origini afghane? 

Stando all'ex moglie, era «una persona instabile, violenta, che mi picchiava anche solo se non avevo fatto il bucato». Triste, molto, ma purtroppo anche le cronache italiane dei nostri giorni ci dicono come gli uomini violenti nei confronti delle donne siano più di quanti si possa pensare. Il problema è che c'è dell'altro. Il terrorista aveva armi regolarmente detenute, addirittura quelle usate nella strage le avrebbe comprate una settimana fa e questo perché dal 10 settembre del 2007 lavorava come agente di sicurezza presso la G4S, sussidiaria Usa di una multinazionale britannica con sede a Jupiter, sempre in Florida.