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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Il "mondo alla rovescia" creato da Draghi

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Nei mesi scorsi, diversi esponenti politici tedeschi avevano alzato la voce contro la politica della Bce sui tassi di interesse negativi, che a loro parere rischia di indebolire i tedeschi. Di certo, invece, si sa che - guarda caso - indebolisce le famiglie italiane. Ma non importa, c'è il Qe da portare avanti, queste sono quisquilie. Proprio la Banca centrale europea ha infatti reso noto di aver acquistato 348 milioni di euro di corporate bond tra l'8 e il 10 giugno scorso, portando gli economisti di Intesa SanPaolo a dire che «se il ritmo di acquisto giornaliero fosse mantenuto, la Bce arriverebbe ad acquistare circa 4 miliardi di euro di corporate bond al mese». Insomma, in due giorni poco meno di 350 milioni di euro di bond aziendali non finanziari sul mercato secondario, andando a pescare tra i nomi più liquidi come Engie, Telecom Italia, Telefonica, Anheuser-Busch InBev NV, Siemens, Assicurazioni Generali, Renault SA e Rwe AG. Come ricorderete, nell'articolo che ho dedicato a questo tema la scorsa settimana, per quasi tutti gli analisti la quota di 4 miliardi era quella necessaria a non far perdere fiducia al mercato, soprattutto in questo momento in cui lo spauracchio Brexit spinge chi investe proprio verso bond e oro. 

Tutto bene, quindi? Non proprio. O, almeno, non del tutto. La cosa preoccupante, infatti, è che quegli acquisti con il lanternino, quasi in modalità cherry picking obbligato e forzato, mostrano plasticamente quanto sia illiquido il mercato obbligazionario corporate europeo, tanto che stando a dati di Trax, nei primi due giorni di acquisti nel programma Cspp, il 19% dell'attività sui bond corporate è stata riconducibile alla Bce. Il tutto in un contesto più generale che nel 2015 ha visto l'acquisto di bond corporate pesare per il 12% di tutta l'attività sull'obbligazionario, percentuale salita nella prima metà di quest'anno già al 14%. Se questi dati sono accurati - e non c'è motivo di non crederlo, visto che Trax processa il 65% di tutte le transazioni su bond - significa che l'intero mercato secondario dell'obbligazionario europeo è diventato una landa desolata di transazioni reali, con un trade totale implicito di soli 1,8 miliardi di euro (se prendiamo appunto per buono che i 348 milioni acquistati dalla Bce rappresentino il 19% del totale), questo nonostante gli investitori sappiano che la Bce sta operando e continuerà a operare back-stop. Ma significa anche che per la Bce sarà difficile tenere fede alle sue promesse riguardo durata del programma e controvalore mensile degli acquisti, visto che nei prossimi mesi potrebbero ulteriormente scarseggiare i venditori di corporate bonds, soprattutto se l'azionario dovesse andare in fase ribassista strutturale. 

E il grafico qui sotto ci dice che la price action comincia a scontare guai in vista. Anche perché, nonostante la grande stampa si sia guardata bene dal farlo notare, di fatto Mario Draghi sta già oggi comprando titoli al limite del suo mandato a livello di rating e questo rischia di pesare sulle scelte future in caso di scarsità di securities esigibili. Ovvero, cambio in corsa del mandato e acquisto anche di junk bonds. Un qualcosa che il mercato non prezzerebbe certamente come positivo. Anzi, sarebbe la prova che si è cominciato a raschiare il barile.