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SPY FINANZA/ Il "mondo alla rovescia" creato da Draghi

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Mario Draghi (Infophoto)  Mario Draghi (Infophoto)

Ormai è tutto colpa del Brexit e delle paure che questo infonde sui mercati. Piove? È colpa del Brexit, anche perché lassù nuvole e tuoni sono di casa. Crolla Milano? Colpa del Brexit. Balle, se il FTSE Mib va giù è perché il nostro sistema bancario soffre ed è fragile. È dell'altro giorno, infatti, la notizia che ad aprile sono tornate a salire le sofferenze bancarie: in un anno le rate non pagate dei finanziamenti sono cresciute di 6,7 miliardi di euro arrivando a 198 miliardi (+2%) e a pesare è soprattutto il peso delle sofferenze delle imprese, salite di 4 miliardi a 140,7 miliardi (+3%), mentre quelle relative alle famiglie ammontano a 37 miliardi e sono cresciute di quasi 2 miliardi. Le sofferenze lorde valgono 198 miliardi, mentre quelle nette sono cresciute di 1,6 miliardi (+2 miliardi) a quasi 84 miliardi. 

Questi i dati principali del rapporto mensile sul credito realizzato dal Centro studi di Unimpresa, stando al quale i prestiti al settore privato sono complessivamente saliti di quasi 5 miliardi (+0,34%), dai 1.405 miliardi di aprile 2015 ai 1.409 miliardi di aprile 2016: a spingere la ripresina dei finanziamenti bancari è il credito al consumo, cresciuto di quasi 22 miliardi (+35%), e il ramo mutui casa, aumentato di oltre 4 miliardi (+1%); per le imprese, invece, si è registrata una diminuzione delle erogazioni di quasi 16 miliardi (-2%), da 806 miliardi a 790 miliardi, causata dalla discesa dei prestiti a breve di 16 miliardi e di quelli di lungo periodo di 15 miliardi, mentre i finanziamenti di medio periodo sono saliti di 15 miliardi. Ecco perché a Milano la Borsa sbanda ormai da giorni e giorni, salvo il rimbalzo del gatto morto e il timore del Brexit, fondato ma non unico catalizzatore. 

Ma c'è dell'altro per cui non festeggiare e lo certifica nientemeno che la Bce nel suo bollettino: i tassi negativi fanno male più alla formica (le famiglie italiane) che alla cicala (il resto dell'Europa), visto che in media i proventi da interessi delle famiglie sono scesi del 3,2% dal 2008. L'Istituto di Francoforte scrive che dalla fine del 2008 le famiglie italiane hanno visto scendere in media il tasso di guadagno di almeno il doppio rispetto ai tassi sui pagamenti, «con un impatto negativo sui ricavi complessivi netti delle famiglie». Per la Bce, la ragione è che gli italiani detengono un largo ammontare di asset fruttiferi (gli economisti citano depositi, obbligazioni, titoli di Stato) e sono relativamente meno indebitati rispetto agli altri Paesi dell'Eurozona. In Germania e Francia il crollo dei tassi di guadagno e dei pagamenti è stato invece equilibrato, ovvero i bassi tassi d'interesse hanno avuto un effetto minimo sul ricavi netti delle famiglie. In Spagna, i nuclei familiari hanno addirittura beneficiato dei bassi tassi, sia a causa degli alti debiti contratti che per l'alta percentuale di prestiti legati ai tassi del mercato monetario, che si muove in linea con i tassi d'interesse della Bce. 


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