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NO TASI DAY/ Così Renzi "fa peggio" di Berlusconi e Lauro

Pubblicazione:giovedì 16 giugno 2016 - Ultimo aggiornamento:venerdì 17 giugno 2016, 0.40

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Si potrà dire che "era ora", che è stato giusto abbattere il tabù del posto fisso inviolabile, è forse è anche vero; ma non si dica che sono la stessa cosa, perché al contrario paragonare i due inquadramenti è come paragonare cavoli e pere. Sono vegetali entrambi ma le une sono dolci, gli altri sono amari.

Nella sua ultima, ingloriosa fase di governo, Berlusconi si autoelogiava ogni giorno, e ovviamente a nulla gli servì: "Ho gestito egregiamente tutti i problemi, da Napoli a L'Aquila, alla crisi economica mondiale... Come me, nessuno ha gradimenti così elevati nel mondo... In Italia sono il migliore... Nei consessi internazionali sono il più esperto... Sono un gradino più alto rispetto a tutti gli altri leader... Quanto a intelligenza, non sono secondo a nessuno...". Per poi dire, con ben maggiore autoironia di quella finora dimostrata da Renzi: "Mi accorgo di aver fatto come la mia zia Marina. Io ho una zia che è molto anziana, che ha più di 80 anni e che un giorno ho trovato con un bellissimo vestito pieno di fiori, di grandi rose, che si guardava in uno specchio e diceva 'Marina me te se bela, Marina me te se bela', cioè Marina come sei bella. E allora io le dissi: ma zia Marina te lo dici da sola? E mi rispose: 'Per forza, non me lo dice nessuno'. Ma era una bella zia, lo confermo".

È imbarazzante e dovrebbe far riflettere questa progressiva omologazione stilistica di Renzi col Predecessore. È imbarazzante ma utile: perché il nostro premier quarantenne, al quale certo non manca né lo spirito d'iniziativa né l'intelligenza, è ancora in tempo a cambiare stile. Rottamare va bene, ma la storia deve pur insegnare qualcosa: il voto di scambio - "eleggimi, che ti conviene" - non è bastato nemmeno al comandante Lauro, che dopo un paio di plebisciti "comprati" con le famose scarpe spaiate regalate nei vicoli di Napoli alla povera gente prima e dopo il voto, fini anche lui con l'inabissarsi. E che se non altro, per comprarsi i voti, usava soldi suoi e non - come già stigmatizzò Mario Monti - risorse dell'erario pubblico.



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