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AGENZIA DELLE ENTRATE/ I tecnocrati delle tasse da "rottamare"

Pubblicazione:domenica 19 giugno 2016

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La voglia di rivincita la politica - e i politici, compresi i renziani - ce l’ha tutta: circoscrivere i poteri delle Agenzie significa, in fondo, riprendersi un pezzo troppo grande di sovranità devoluta a dei tecnici. Ma c’è un inghippo, un ostacolo da superare. Affinché questa rivincita si compia, è necessario che avvenga un piccolo miracolo, che cioè le strutture interne dei ministeri vengano ri-valutate da Renzi e dai suoi. Districarsi nel ginepraio delle leggi italiane - troppe, e troppo mal scritte - è una prodezza da tecnici finissimi dell’amministrazione e del diritto. Non è roba di poco conto. E di nuovi tecnici, magari trentenni, capaci di destreggiarsi in quella bolgia, magari presentandosi come “rottamatori”, non ce n’è.

Bisogna affidarsi, e fidarsi, a quelli over-cinquanta. E questo a Renzi non piace. Certo: è meglio un tecnico di cui non ci si può fidare del tutto ma che, almeno, lavora al ministero, sott’occhio; piuttosto che un tecnico altrettanto inaffidabile e che per di più lavora anche a dieci chilometri. Ma perseguire la giusta linea del “recupero” del potere legislativo esecutivo, oggi rimesso ai regolamenti d’attuazione delle leggi e alle circolari interpretative, acquisendo dentro i ministeri le competenze per gestirlo e ridimensionando le agenzie esterne, significa comunque ripensare l’organizzazione dell’esercizio del potere. Prendere atto che non si può far, bene, tutto da soli.

Se Renzi si acconcerà davvero a farlo, avrà compiuto un grande passo avanti, molto più significativo - metodologicamente - del progresso sostanziale conseguibile con lo stesso recupero del potere, in sé e per sé.



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