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BALLOTTAGGIO COMUNALI 2016/ La bolla delle promesse di Renzi

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È una narrazione (come va di moda dire oggi) scorretta, deviante, gufesca? O rispecchia i fatti? Tutti i lettori sanno che, purtroppo, è quanto di più concreto e realistico si possa mettere insieme. Renzi non accetta volentieri consigli soprattutto se non richiesti. Tuttavia, il buon senso dovrebbe spingerlo a ridurre le aspettative sparse a man bassa come il pane alla plebe durante l’impero romano, per concentrarsi su poche cose realizzabili in modi e tempi certi. Quali?

Da ogni parte arriva la richiesta di ridurre le imposte sul lavoro. Lo ha detto la Confindustria, ovviamente, e pure Banca d’Italia. È una operazione costosa, ma indispensabile non solo per accorciare la forbice amplissima con la Germania e i paesi virtuosi dell’area euro, ma anche per ridurre lo squilibrio ormai insopportabile tra le retribuzioni e gli altri redditi (le rendite ancor più dei profitti colpiti dalla lunga recessione). Anche Renzi come abbiamo visto parla di ridurre le tasse, tuttavia qualche sforbiciata a pioggia o nuove operazioni tipo 80 euro non hanno l’efficacia economica di un intervento consistente e concentrato sul lavoro.

Che non sia facile nelle condizioni attuali della finanza pubblica qualsiasi persona ragionevole è disposta a riconoscerlo (anche gli stessi sindacati). Ma si può aprire un dibattito serio e individuare la strada percorribile. Fatto questo, il governo potrebbe cercare il consenso necessario tra le forze sociali in particolare perché i partiti appaiono accecati dagli odi reciprochi (quelli esterni e peggio ancora quelli interni come dimostra la recente uscita di D’Alema a favore dei pentastellati) e sostenere, così, la propria posizione a Bruxelles. Temiamo che ciò non accadrà, quindi a ottobre la lista sarà ancora più lunga e mancheranno i soldi per la spesa.

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