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BREXIT/ Dal sì un doppio "effetto domino" per l'Italia

Pubblicazione:domenica 19 giugno 2016

Boris Johnson (Infophoto) Boris Johnson (Infophoto)

La libera volontà del popolo britannico potrebbe a quel punto essere presa come esempio. Tanti popoli narcotizzati, come quelli che attualmente compongono l’Ue, capirebbero che possono scegliere. Questa consapevolezza era già stata larvatamente messa in luce con il referendum greco, ma poi avendone intuito il pericolo si decise di soffocare il plebiscito di Tsipras. La formazione del consenso pro-Ue avvenne infatti a base di banche chiuse e code ai bancomat. Ora con i britannici è un po’ più difficile ripetere uno scenario greco.

 

Quali sarebbero i primi Paesi Ue a seguire l’esempio inglese?

In prima battuta l’effetto domino si farebbe sentire su due categorie di Stati: da un lato ci sono quelli che pagano per il bilancio europeo, come Italia e Paesi Bassi; dall’altra quelli danneggiati dall’euro, come Italia e Finlandia. Come si vede il nostro Paese rientra in entrambe le categorie, perché da un lato l’euro è una moneta tropo forte per la nostra economia, e dall’altro siamo dei contributori netti dell’Ue. Grecia e Portogallo invece ci devono pensare due volte prima di uscire dall’Ue, in quanto quest’ultima li sussidia. Per tanti altri Paesi invece la somma degli svantaggi derivanti dall’appartenenza all’Ue risulta molto superiore ai vantaggi.

 

L’Italia però fa parte anche dell’euro. Uscire dall’Ue per noi sarebbe un fatto indolore come per il Regno Unito?

Ovviamente sarebbe più complicato. È per questo che, insieme ad altri economisti europei, sto progettando degli scenari di “distruzione controllata” dell’euro che ne minimizzerebbero le difficoltà tecniche. Un conto però sono le “technicality” e un altro è la volontà. Nel momento stesso in cui c’è una volontà politica, poi diventerà possibile anche un’uscita del’Italia dall’euro.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
19/06/2016 - E vai con il “leave”! (Carlo Cerofolini)

E vai con il “leave” (lascia). Speriamo!