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Economia e Finanza

BANCHE E BORSA/ Chi paga il conto della malapolitica creditizia di Renzi

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (Infophoto)Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (Infophoto)

La politica creditizia che ha condotto alla giornata di ieri - ennesima fra banche e Borsa - è stato tutta concepita e realizzata sotto il suo regno. Dal caso Etruria (a proposito: a chi erano intestati i crediti venduti poche ore prima della risoluzione all'ex membro italiano dell'esecutivo Bce Lorenzo Bini Smaghi?) agli sbalzi "bipolari" delle Popolari in Borsa; dalla lunga rimozione delle crisi delle due Popolari del Nordest al tira-e-molla sulla riforma del Credito cooperativo; dal feeling partigiano con Intesa Sanpaolo e con l'Acri alle sopracciglia inarcate della stampa internazionale su Atlante; dalla diffidenza con Mediobanca; dalle intemerate "alla greca" contro la Ue rigorista alla delegittimazione della Banca d'Italia.

Il Sussidiario già prima di Natale aveva avvertito che quasi tutto sembrava non andare nel crisis management delle banche italiane: anzitutto nella cabina unica di regia del renzismo. Pasqua è passata da un pezzo: oggi è un a festività laica di inizio estate. Ma per le banche italiane è sempre il 22 novembre 2015. Con tutto il tempo perso o mal speso prima; e quello bruciato dopo. E il conto lo pagano tutti i risparmiatori italiani.

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