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SPY FINANZA/ I titoli tossici "made in China"

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Ovviamente i timori legati al comparto sono aumentati a partire dallo scorso anno, quando dieci aziende cinesi hanno fatto default su bond on-shore, lo Shanghai Composite ha perso il 20% e l’economia cinese nel suo complesso ha evidenziato chiari segnali di rallentamento nella crescita. Peccato che, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, il mercato dei Wmps sia letteralmente esploso, passando dai 4,5 triliardi di controvalore di cinque anni fa agli attuali 42 triliardi di yuan di outstanding valoriale totale, circa 4 triliardi di dollari, pari al 35% del Pil cinese! Stando a calcoli di Bloomberg, lo scorso anno in Cina sono stati emessi 3500 Wmp alla settimana, con alcune banche di livello medio come China Merchants Bank Co. e China Everbright Bank Co. praticamente legate a doppio filo a questi prodotti per il proprio finanziamento. Ma c’è di peggio, perché le detenzioni interbancarie di Wmp sono salite a un controvalore di 3 triliardi di yuan lo scorso dicembre contro i soli 496 miliardi di yuan del dicembre 2014 e l’85% di quei prodotti potrebbe essere stato comprato da altri Wmp, spesso unicamente per generare commissioni per le banche.

Insomma, la Cina sta copiando l’innovazione finanziaria avvenuta negli Usa tra il 2005 e il 2008 e che ha quasi schiantato il sistema: complimenti ai compagni cinesi. E la conferma arriva direttamente dai protagonisti, visto che intervistata lo scorso 17 maggio, Charlene Chu, partner alla Autonomous ed ex funzionaria di Fitch Ratings, ha dichiarato quanto segue: «Cominciamo a vedere principi di liabilities che stanno crescendo sugli stessi assets sottostanti, esattamente quanto si vide negli Stati Uniti con asset-backed securities, collateralized debt obligations e Cdo».

Ciò che deve spaventare, però, è l’enorme mismatch dell’asset libiality legato a questi prodotti: molti Wmp, infatti, hanno una durata inferiore ai sei mesi e alcuni addirittura di un mese soltanto. Bene, prendendo in esame 1300 prodotti presenti nel sito governativo Chinawealth.com.cn si vede che il rendimento annuale più alto che viene offerto è dell’8%, comparato con l’1,5% annuale di tasso di deposito e con un range di rendimento tipico che va dal 3% al 5%. Non solo è insostenibile, ma appare chiaro che una volta che partano le vendite di massa, la catena sarà tale da rendere Lehman Brothers un piccolo incidente di percorso.

Ma, soprattutto, dove sono investiti questi Wmp? Ci risponde il secondo grafico, dal quale vediamo che la maggior parte dell’esposizione è legata all’obbligazionario. E i Wmp sono diventati players di primaria grandezza, visto che oggi come oggi sono i principali investitori nel debito corporate cinese: peccato che ad aprile il mercato obbligazionario cinese abbia patito la peggior perdita da 16 mesi a questa parte dopo un’ondata di default di aziende a controllo statale che ha colpito gli investitori. Quale può essere il rischio? Potenzialmente, i default sui bond potrebbero innescare delle perdite che porterebbero all’impairment del Wmp o all’incapacità o mancanza di volontà da parte degli investitori in Wmp di operare roll-over sul finanziamento, obbligando quindi le banche a iscrivere parte di questi assets a bilancio. Se questo avvenisse su larga scala, potrebbe creare dei danni molto seri, soprattutto per il mismatch tra durata dei Wmp e dei bonds.

C’è poi la questione della stabilità stessa del comparto, visto che la fonte più comune di repayment dei Wmp consiste nell’emissione di nuovi Wmp, una dinamica che rende il prodotto vulnerabile a ogni possibile calo o interruzione della domanda. Lo scenario peggiore, quindi, sarebbe quello che vede gli investitori smettere di fare roll-over, poiché porterebbe immediatamente a una crisi di liquidità per le banche. A quel punto, dovrà essere salvataggio di massa da parte dello Stato. Con quanto ne consegue in fatto di riserve e di stabilità monetaria.

 

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