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SPY FINANZA/ I titoli tossici "made in China"

Pubblicazione:giovedì 2 giugno 2016

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Della Cina e dei rischi che essa rappresenta per la stabilità finanziaria globale si sa molto, ma non tutto. Alla base dell’ultimo allarme lanciato da alcune grandi agenzie di valutazione ci sono i cosiddetti Wealth Management Products o Wmp, ovvero prodotti d’investimento garantiti dal sistema bancario ombra che sono di fatto degli schemi Ponzi in tutto e per tutto. L’ultimo caso di default relativo a questi strumenti è dello scorso febbraio, quando la prima azienda di brokeraggio cinese, Citic, ha ammesso di essere alla ricerca di un modo per ripagare gli investitori dopo che l’emittente di uno dei Wealth Management Products che aveva venduto ai clienti aveva saltato un pagamento da 1,12 milioni di dollari agli stessi.

Il giochino è semplice ma diabolico, soprattutto perché condotto da aziende che spesso sono spinte fuori dal sistema bancario ufficiale per poca affidabilità e trovano nel sistema bancario ombra un metodo di finanziamento e ottenimento del credito. Di fatto, gli Wmp sono indirizzati a clienti in cerca di ritorni rapidi e alti e che non vogliono parcheggiare i loro soldi in banca, ma quel denaro viene poi reinvestito dall’emittente a un tasso maggiore e con propensione alla leva: va da sé che se qualcosa va storto, chi ha investito nei Wmp rischia di perdere parte o tutto del capitale. Bene, tre giorni fa Bloomberg ha offerto al mercato un aggiornamento sul comparto di questo tipo di prodotti in Cina e la scoperta è stata di quelle da pelle d’oca: attualmente c’è il rischio di una reazione a catena di default su qualcosa come un controvalore di 3,6 triliardi di dollari di Wmp.

Ma com’è possibile che si sia arrivati a valori simili? Semplice, la Cina ha trovato il modo di evitare il cosiddetto Minsky moment, ovvero quando non si ha sufficiente cash-flow per poter pagare gli interessi o il capitale di un prestito e ci si deve indebitare ulteriormente o vendere assets: si è affidata alla cosiddetta Ponzi finance, fase immediatamente precedente al collasso di un regime finanziario sclerotizzato come quello cinese. Insomma, i vari schemi Ponzi stanno investendo l’uno nell’altro per cercare di prendere tempo, ma sta per saltare il tappo: tradizionalmente, infatti, i Wmp servono per canalizzare il denaro degli investitori individuali in assets vari, dai bond corporate alle azioni ai derivati, il problema è che oggi sempre più Wmp investono in altri Wmp. Parliamo, alla fine del 2015, di detenzioni per 2,6 triliardi di yuan (396 miliardi di dollari), stando a stime della Autonomous Research.

Perché? Semplice, eccesso di liquidità nel sistema ma mancanza di ritorni sufficientemente alti per attrarre investimenti, quindi tutti i rischi vanno ad accumularsi in un sistema finanziario già sovraffollato come quello dei Wmp. I rischi, capite da soli, sono però enormi. Primo, un Wmp può infettare tutti gli altri, causando un crollo della fiducia in questi prodotti che giocano un ruolo fondamentale nel finanziamento bancario. Secondo, i vari Wmp stanno lottando per trovare sufficienti assets in grado di garantire gli alti returns promessi, peccato che in caso di perdite la proprietà incrociata dovuta all’investimento tra soggetti dello stesso comparto potrebbe creare incertezza e sottolineare una vulnerabilità in atto, di fatto lo stesso tipo di fonte del panico che colpì il mercato dei subprime immobiliari Usa nel 2008 e che scatenò la grande crisi finanziaria.


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