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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Italia, Spagna e Portogallo: chi lascerà per primo l'euro?

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Ops, sgradevole come realtà, cosa ne dite? Il tutto in un contesto che vede la Bce fornire back-stop al mercato con i suoi acquisti e con la promessa di inondare di liquidità il sistema se lo shock provocato da un eventuale Brexit lo rendesse necessario. Perché allora c’è tensione e sfiducia sui mercati? Perché il problema non è la Gran Bretagna e la sua scelta, bensì le politiche europee della Germania, basti vedere l’esplosione degli spread portoghese, spagnolo e italiano nelle settimane recenti e di cui i telegiornali non danno conto per il semplice fatto che proprio l’operato della Bce sta comprimendoli sotto i livelli di guardia: o Berlino cede oppure sarà uno di questi tre Paesi a essere forzatamente spinto a seguire la strada britannica. 

Wolfgang Schauble può dire ciò che vuole, può dire che la cura imposta dalla Troika a Spagna, Portogallo e Irlanda ha funzionato e che, alla fine, anche la Grecia ha superato il momento più difficile: può dirlo, ma essendo un uomo intelligente non può crederci davvero. La Grecia è in bancarotta e resta in piedi soltanto per il giochino da schema Ponzi dei soldi europei che entrano nelle casse statali per pagare i debiti verso le stesse istituzioni che lo esborsano. Per il resto, il Paese è in ginocchio e quando finirà la pantomima di spostare avanti un po’ di più le scadenze per guadagnare tempo e non affrontare la realtà, sarà chiaro a tutti. Il Portogallo ha un carico debitorio, tra privato e pubblico, superiore a quello del Giappone (oltre il 400% del Pil), il tutto accompagnato da una crisi demografica incipiente, innovazione e ricerca ormai azzerate e conti pubblici fuori controllo già sul breve-medio termine. L’Irlanda ha numeri da boom sul breve, ma non sarà mai nella posizione di poter ripagare il suo combinato di debito pubblico e privato in maniera ordinaria, arriverà certamente nel breve termine un punto di rottura in cui misure extra-ordinarie dovranno essere messe in campo per cambiare le dinamiche in atto. E sarà doloroso. 

E, ripeto, se l’eurozona non è ancora implosa non è perché c’è la speranza che il Brexit perda la sua scommessa, ma solo perché il Quantitative easing e i tassi negativi della Bce stanno comprando quel tempo che in effetto non c’è più, guardando i dati macro. Solo grazie alla Bce, Paesi con alte ratio di debito e una demografia in continuo calo possono pagare interessi sul proprio debito pari a quelli che pagano gli Usa, è un mondo artificiale. Il problema è che la Bce può cercare di fissare tutto, ma non quei dati macro sottostanti, quelli necessitano di misure economiche straordinarie che nessun governo può permettersi di prospettare in questo momento ai propri cittadini-elettori: debito e calo della competitività sono un combinato letale sul lungo termine. 

L’alternativa a tutto questo, se Berlino non capirà che così non si può andare avanti, è l’uscita dall’eurozona di uno tra Italia, Spagna e Portogallo: questo è il vero rischio per l’Ue, non certo il Brexit. 

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