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FINANZA/ Se Raggi vuol rinegoziare il debito di Roma con la Cdp di Renzi, Sala e Fassino

Pubblicazione:mercoledì 22 giugno 2016

Il sindaco di Roma, Virginia Raggi (Foto dal web) Il sindaco di Roma, Virginia Raggi (Foto dal web)

Torino è una città unica in Italia: ha ben due grandi Fondazioni. La Compagnia è la prima azionista di Intesa Sanpaolo, la Crt è socio-chiave di UniCredit e base di un sistema di potere finora forte e ramificato come quello articolato attorno all'attuale vicepresidente UniCredit, Fabrizio Palenzona. La sorprendente vittoria della Appendino e il suo inatteso affondo iniziale sulla Compagnia ha in realtà acceso i riflettori sull'unico grande ente italiano in cui un sindaco (il Pd Sergio Chiamparino) sia transitato personalmente alla presidenza, uscendone poi per tornare alla politica come presidente della Regione Piemonte. Hanno acceso i riflettori su una fondazione dalla gestione estremamente interconnessa con il bilancio di un comune che ha sofferto problemi finanziari (anche da post-Olimpiadi) esattamente come quello di Roma. Ha fatto ricordare il Fassino intercettato del 2005 ("Abbiamo una banca", la Bnl) e il crack di un'altra grande "fondazione Pci-Pds-Ds-Pd": la toscana Montepaschi.

La Raggi dal canto suo, pur presentandosi con i panni di uno Tsipras presso i creditori Ue, ha puntato il dito sul sistema Cdp, già oggetto di crescenti polemiche dopo la sua "renzizzazione". Non da ultimo, Cdp e grandi Fondazioni (cioè le due torinesi e la Cariplo di Giuseppe Guzzetti, riconfermato da poco al vertice dell'Acri) sono state protagoniste dell'operazione Atlante: cioè del salvataggio della Popolare di Vicenza cui si va affiancando quello di Veneto Banca. E il grillismo è nato sul populismo anti-bancario. È su tutto questo che  hanno deciso di "aprire la discussione", all'istante, Chiara & Virginia. E non sarà molto facile tenerle a bada.

L'Acri di Guzzetti ha già saputo difendersi con successo dal duro attacco portato quindici anni da Giulio Tremonti (spalleggiato soprattutto dalla Lega più populista): ha incassato perfino due sentenze della Corte costituzionale sull'autonomia delle Fondazioni "enti di privato sociale". Una barriera legale-stituzionale dietro cui, l'altra sera, si è affannosamente trincerato Profumo a Torino. Ma oggi all'autorevolezza e alla credibilità personale dell'82enne presidente dell'Acri non sembrano più corrispondere appieno le realtà di fatto: certamente non quelle che Appendino attacca a Torino e Raggi a Roma.



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