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SPY FINANZA/ La "trappola estiva" per l'Italia

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Cosa vi avevo detto che il diavolo si annida nei dettagli? Il dispositivo della sentenza si chiude infatti così: «Se interpretato in accordo con il giudizio della Corte europea di giustizia, il programma Omt non presenta una minaccia costituzionalmente rilevante per il diritto del Bundestag di decidere sul budget. Però, non può essere attualmente stabilito che l'implementazione del programma Omt possa porre una minaccia all'intera responsabilità sul budget». Per Carsten Brzeski di Ing, «la decisione della corte tedesca aveva il potenziale di scuotere l'Unione europea o almeno quella monetaria dalle fondamenta». Ed ecco la chiusa del Financial Times: «Fortunatamente, non lo ha fatto». Non per adesso, almeno. 

Insomma, siamo comunque alla strategia della tensione finanziaria. E non solo da parte di cittadini troppo zelanti o organizzazioni dall'indignazione facile, anche da parte di istituzioni molto nobili, quali la Bundesbank. Con un timing a dir poco sospetto, in contemporanea con la decisione dell'Alta corte tedesca, è stato infatti pubblicato il report mensile della Buba, dedicato guarda caso proprio al programma di Qe della Bce, del quale si dice che «potrebbe aiutare a sostenere l'economia dell'Eurozona». Accidenti, Jens Weidmann è diventato una colomba? No, perché subito dopo si sottolinea che, se l'inflazione tornerà al 2%, la Bce dovrà iniziare un processo di normalizzazione della sua politica monetaria «indipendentemente dallo status delle finanze pubbliche e dal livello di stabilità finanziaria». Come dire, noi restiamo vigili. In precedenza, la Bundesbank si era fortemente opposta al programma di Quantitative easing lanciato dall'Istituto centrale europeo 15 mesi fa, in quanto temeva che un intervento simile avrebbe finito per ridurre le pressioni sui governi della zona euro, spingendoli a rallentare sulle riforme. 

Tuttavia, stando a quanto si legge nella nota, la Banca centrale tedesca ha affermato che i suoi modelli economici «supportano l'esperienza di altre aree monetarie», in base alle quali è possibile ipotizzare «un effetto espansionistico sulla domanda economica e sull'inflazione» del Qe. Allo stesso tempo, ha precisato la Bundesbank, «l'incertezza sugli effetti è ancora alta». I due modelli della Banca, infatti, mostrano risultati diversi. Stando al primo dei due, l'inflazione potrebbe salire fino al 2,5% entro il 2017, mentre il secondo presuppone un incremento dello 0,1%. 

In sostanza, nonostante una piccola apertura, la Banca centrale guidata da Jens Weidmann ha comunque ribadito alcune sue reticenze circa il programma della Bce: quanto più il piano sarà prolungato, tanto più potrà provocare degli effetti collaterali. Ad esempio, potrebbe comportare un'eccessiva predisposizione al rischio e a un calo dei profitti bancari e, nel corso del tempo, potrebbe compromettere la capacità dell'Istituto di Francoforte di raggiungere il target dell'inflazione. Ora attendiamo l'esito del referendum sul Brexit, il quale se - come immagino - sancirà la volontà dei cittadini britannici di restare nell'Ue, segnalerà altresì che la ricreazione è finita per gli Stati altamente indebitati e che non fanno le riforme: il bimestre benevolo e buonista dell'Ue e della Bce nei loro confronti sarà finito e quindi cominceranno i rischi seri. Per Portogallo, Spagna e Italia, visto che la Grecia ormai è in bancarotta e viene tenuta artificialmente in vita dai soldi che le vengono sborsati per ripagare i creditori. 

La Spagna rischia perché il sistema bancario traballa e domenica, quasi certamente, dalle urne uscirà ancora la prospettiva di ingovernabilità, un qualcosa che i mercati prezzeranno subito sull'obbligazionario sovrano, contagiando immediatamente anche Lisbona, vista l'alta interconnessione ed esposizione finanziaria tra i due Paesi. Poi ci siamo noi, l'argine. Un argine che però ha un governo più litigioso e debole che mai dopo il voto amministrativo e un sistema bancario che campa di Fondo Atlante e speranza che il Brexit non si concretizzi: passata questa schermatura (Atlante non basta per tutti e la scusa del Brexit ha ancora vita breve), sarà il redde rationem. Estivo. Come nel 2011. 

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