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Economia e Finanza

Brexit / Referendum, i tre possibili "scenari" aperti per il futuro di Londra

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Anche in questo caso tuttavia la Svizzera sostanzialmente “importa", oltre alle merci e ai servizi, la legislazione Ue, il che significa che anche la Svizzera limita la sua "sovranità" per accedere al mercato Ue. Non esistono accordi globali che coprano la circolazione dei servizi e la libertà di stabilimento delle imprese e questo costringe gli istituti finanziari svizzeri ad affacciarsi sul mercato europeo attraverso società controllate con sede a Londra (per il momento). Anche la Svizzera fornisce un contributo finanziario per l'Unione europea, che negli ultimi anni ha una media di circa il 53 sterline pro capite, il 60% in meno rispetto al contributo netto del Regno Unito. 

Quanto tuttavia sia in questa opzione che in quella precedente deve ben essere tenuto a mente dai sostenitori del "leave", che credono che alla fine sarà giocoforza per l'Ue sottoscrivere accordi di libero scambio con la Gran Bretagna, è che tali accordi richiederanno l'approvazione unanime di tutti i 27 rimanenti membri dell'Unione (e del Parlamento europeo). In sostanza, mentre, ad esempio, la Germania con la sua industria automobilistica e la sua manifattura in genere avrebbe un forte interesse ad accedere al mercato inglese, potrebbe non essere così per altri paesi che potrebbero rallentare o addirittura bloccare l'intesa. 

L'ultima ipotesi che viene particolarmente temuta sul piano degli effetti sul Pil inglese dei prossimi anni (ma anche europeo e mondiale) è che nessun accordo si faccia e che la Gran Bretagna continui a commerciare con i suoi vicini europei sotto l'ombrello della World trade organization (Wto). In qualità di membro della Wto, le esportazioni britanniche verso l'Ue e gli altri membri della stessa Wto sarebbero soggette alla tariffa della nazione più favorita nei paesi importatori. Dunque, per quanto (forse) basse in questo scenario, vi è da aspettarsi il risorgere delle barriere doganali tra Inghilterra ed Europa. Inoltre, dal momento che nell'area dei servizi i progressi della Wto nel processo di liberalizzazione sono modesti, l'impatto su questa area strategicamente molto importante per Londra sarebbe devastante. Non vi sarebbe più libera circolazione dei lavoratori e sarebbero possibili restrizioni valutarie. 

Certo, gli inglesi sarebbero totalmente liberi di negoziare accordi commerciali con tutti i paesi in particolare quelli extra Ue, ma dal momento che il Regno Unito è un mercato da circa 60 milioni di persone e quello Ue, senza di loro, da circa 450 milioni, il suo potere contrattuale sarebbe grandemente limitato e il rischio, per usare le parole di Obama, di finire in "fondo alla coda" molto concreto. Per quanto allora paradossale possa apparire, se dunque si mettono da parte idee puerili sulla sovranità, che nel XXI secolo, tolti i casi della Corea del nord o del Venezuela, è un concetto dinamico e relativo - si pensi solo all'impegno internazionale assunto di recente dal Governo inglese di inviare i suoi sottomarini nucleari nella costa est degli Stati Uniti, alla base di King's Bay, dove vengono caricati i missili nucleari americani - il sì al referendum potrebbe non cambiare significativamente, nel medio periodo, i rapporti tra Ue e Gran Bretagna rispetto agli attuali. Quanto risulterà inevitabile all'alba di una vittoria del sì, per una Gran Bretagna in preda all'incertezza, sarà sedersi a un tavolo e negoziare in soldi di sovranità il vitale accesso al mercato europeo con soluzioni che tanto meno saranno dolorose (in termini di Pil), tanto più si avvicineranno allo status quo. 

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