BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

Brexit / Referendum, i tre possibili "scenari" aperti per il futuro di Londra

Sono tante le domande aperte su quelle che possono essere le conseguenze di una vittoria del Sì nel referendum sulla Brexit. SALVATORE ZANNINO ci spiega quali scenari si aprono

InfophotoInfophoto

"Un impegno costruttivo è di vitale importanza nel momento in cui l'Europa si confronta con minacce quali l'estremismo islamico, le migrazioni, la "grandeur" russa e il cambiamento climatico. Tutto ciò può essere affrontato solo collettivamente".Leggere sulla bibbia dell'euroscetticismo versetti di questo tenore è oggettivamente un po' buffo. Scrivere, poi come continua nel suo appello il Financial Times, che con i referendum sull'uscita si celebra un tafazziano "atto gratuito di autolesionismo", fa molto pensare alla massima di quell'Oscar Wilde che era convinto che gli dei punissero gli uomini realizzando i loro desideri. Quanto comunque pare evidente è che il meccanismo messo in moto sia sfuggito di mano. Non solo a chi ha giocato, nel tempo e nel luogo sbagliato, la carta di questo sommo azzardo per tenere insieme il suo partito (quello dei Tory) e oggi se lo trova più spaccato che mai mentre si rivolge pateticamente al suo elettorato pregandolo nella lingua delle litanie pro Europa tanto disprezzate. È sfuggito di mano a un'intera nazione che cammina in trans verso l'ignoto. 

Perché al di là dei foschi scenari economici, che disegnano le analisi della Banca centrale europea, del Fondo monetario internazionale, della Bank of England, della Confederation of British Industry, della London School of Economics, della quasi totalità dei think thank, in caso di vittoria del sì, il vero sintomo di questa deriva collettiva è che alla fondamentale domanda di cosa accadrà il 24 giugno e nei giorni a venire dopo il referendum, nessuno sa dare una risposta compiuta. 

Sì certo, l'articolo 50 del trattato di Lisbona prevede il diritto di recesso per gli Stati che volessero abbandonare l'Ue e due anni di negoziato per regolare i rapporti pendenti, ma tutti sanno che per le oltre ottantamila pagine di trattati e atti derivati non saranno sufficienti. Lo stesso Cameron parla di un buon decennio con il pessimo, lungo, corollario di incertezza che ne seguirebbe. E poi per ottenere cosa? Era il 2013 quando il premier inglese, nel suo intervento a Bloomberg in cui lanciò il referendum, disse: "Lasciare l'Ue non vuol certo dire lasciare l'Europa; questa rimarrà il nostro più grande mercato per molti e molti anni e per sempre il nostro vicino geografico". Le carte geografiche in effetti sono insensibili alle decisioni umane. Gli affari no. E qui sta il busillis, sia perché l'accesso al più ricco mercato del mondo non sarà "gratis" e richiederà simili sacrifici di sovranità rispetto a quelli di cui ci si vorrebbe liberare, sia perché tra i pro-Brexit le visioni sul futuro sono molte e tutte alternative. 

Cosa accadrà ai tanti cittadini inglesi residenti nell'Ue - oltre un milione, ad esempio, le frotte di pensionati inglesi residenti in Spagna dove godono dell'assistenza sanitaria locale - e ai tanti cittadini europei sul suolo britannico? E delle società europee stabilite nel territorio inglese come di quelle inglesi stabilite nel territorio Ue? Cosa sarà della incredibile mole di legislazione "unionista" che direttamente, attraverso i regolamenti, o indirettamente, attraverso le direttive, pervade gli assetti regolamentari del Regno (Boris Johnson parla spesso del "64% di leggi dettate da Bruxelles")? E, soprattutto, che ne sarà appunto degli affari? Continuerà a esserci libertà di scambio delle merci senza dazi e barriere non tariffarie con il vasto mercato continentale dove la GB indirizza il 43,7% del suo export (223 miliardi di sterline nel 2015)? E i servizi, prendiamo quelli bancari o assicurativi che stanno così a cuore a Londra, potranno continuare a essere prestati liberamente nel continente? Cesserà completamente la libertà di movimento dei lavoratori che ha reso facile alla tech industry attrarre i migliori talenti sul mercato del lavoro?