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Economia e Finanza

BREXIT/ Il "vaso di Pandora" sotto il referendum

Angela Merkel e David Cameron (Infophoto)Angela Merkel e David Cameron (Infophoto)

A onor del vero, qualche voce (minoritaria) dice che tutto questo allarmismo è esagerato, poiché il deprezzamento della sterlina, spingendo all'insù le esportazioni, comporterebbe dei benefici proprio sulle azioni delle imprese export-oriented, e delle banche che le finanziano. Per cui tutto questo nervosismo sarebbe legato all'incertezza del risultato, piuttosto che al risultato in sé, qualunque esso sia. Infatti, una volta acclarato, esso farebbe ripartire la borsa e costituirebbe un ghiotta occasione speculativa. 

D'altra parte, se il Regno Unito sarebbe "percosso" in caso di vincita dell'Exit, non se la passerebbe meglio la Germania, poiché il deprezzamento della sterlina, spingendo al ribasso le importazioni verso il continente, danneggerebbe proprio la Germania, le cui esportazioni verso il Regno Unito ammontano all'8% del totale, causandole una riduzione stimata dello 0,5% del Pil (Diw Institute) nel breve, e del 3% nel lungo termine (Ifo Institute). Il Regno Unito, infatti, è il terzo maggior partner commerciale della Germania. E se questo potente Paese subirà i suoi effetti negativi, a maggior ragione ne subiranno, e in misura più accentuata, le altre nazioni più deboli, come l'Italia che, ancora oggi, vede un Pil pro capite a un valore inferiore a quello del periodo pre-crisi del 2008. 

In sintesi, l'uscita del Regno Unito dall'Ue porterebbe un certo sconvolgimento economico in una area, l'Europa, che finora non ha mostrato chiari segnali di adeguata ripresa. Ma il problema non si riduce a quello economico. Esso è sostanzialmente anche politico, poiché il Brexit farebbe appello all'art. 50 del trattato Ue, articolo che prevede l'uscita di una nazione, e che non è mai stato attivato. Il timore più grosso è quello legato all'effetto domino. Ci si pone la seguente domanda: il Brexit avrà un effetto "fotocopia" in altri Paesi in cui sono presenti movimenti ostili alla permanenza del loro Paese nell'Ue, come il Movimento 5 Stelle in Italia, Podemos in Spagna, il Fronte Nazionale di Marine Le Pen in Francia, e così via? 

Il referendum, peraltro, cade in un periodo molto delicato della vita europea: in Italia il Movimento 5 Stelle si è rafforzato qualche giorno fa nelle amministrative; in Spagna vi sono le votazioni proprio domenica, 26 giugno, dove il partito di estrema sinistra Podemos potrebbe rafforzarsi; in Francia vi sono continui scioperi che stanno mettendo in crisi persino le riserve strategiche di carburante; la Grecia a luglio deve rimborsare 2,3 miliardi di euro alla Bce, quale quota della ristrutturazione del suo debito; infine i flussi migratori in Europa stanno mettendo in crisi i rapporti tra i suoi Stati. Per cui, se lo spettro dell'effetto "fotocopia" dovesse materializzarsi, allora la linea difensiva messa a punto dalla Bce e Boe mediante uno swap Eur/Gbp teso a fornire liquidità illimitata alle banche in crisi si rivelerebbe, alla lunga, spuntata. Nel breve, certamente, un comunicato del tipo "what ever it takes" (cioè fondi illimitati), già usato da Mario Draghi con esito positivo il 26 luglio 2012, e che scongiurò la crisi dell'euro, potrebbe avere ancora successo. Attenzione, però, ora vi è una grande differenza. Nel 2012 "l'attacco" fu esterno, e fu sferrato da parte della speculazione internazionale (che perse) per sbriciolare l'euro. Ora, invece, "l'attacco" viene dal di dentro, dal cuore dell'Europa; e contro questo "attacco", la Bce, ovviamente, non può nulla. 


COMMENTI
23/06/2016 - comunque.... (Eugenio Bravetti)

speriamo che in un modo o nell'altro questo euro e questa europa si sbricioli il prima possibile.....