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REFERENDUM BREXIT/ Alla City fanno più paura i voti in Usa e Spagna (e la Fed)

Pubblicazione:giovedì 23 giugno 2016

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LONDRA - David Cameron ha dato le dimissioni e ha lasciato il numero 10 di Downing Street. Boris Johnson è Primo Ministro e rilascia un'intervista a BBC radio 4. È la scena immaginata dall'Independent: "100 giorni dopo Brexit, ecco come appare la Gran Bretagna". Il presentatore radiofonico legge i titoli: "I fondi pensione britannici hanno perso trilioni per il secondo giorno consecutivo dopo il forte calo dei mercati azionari a livelli mai visti dalla crisi finanziaria del 2008; il Cancelliere Michael Gove presenterà i tagli ai servizi sociali previsti dalla legge finanziaria in programma la prossima settimana; la polizia conferma la natura dolosa di un incendio a un impianto alimentare nel Devon. È il terzo produttore di paste che viene colpito deliberatamente dopo che le paste della Cornovaglia hanno perso il loro status di prodotto protetto dall'Ue dopo il voto Brexit di giugno".

Ironia a parte, con questo referendum Cameron ha messo in gioco la propria carriera politica. Dice che resterà al suo posto anche se dovesse vincere Brexit, cioè il voto per l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, ma sono in molti tra i Tories a pensarla come l'ex Cancelliere Ken Clarke, secondo cui Cameron "non durerebbe 30 secondi" in caso di sconfitta.

Oggi si vota per il futuro della Gran Bretagna, dentro oppure fuori dall'Europa e sul risultato del voto c'è grande incertezza. I mercati si confrontano con l'incertezza ormai da alcuni mesi e il fatto che la data del referendum sia finalmente arrivata è quasi un sollievo.

Forse il 10% del Pil britannico, che è pari allo 0,24% di quello mondiale, è messo a rischio dalla Brexit, nota Alastair George, chief strategist di Edison Group. Ma il fatto che una nazione il cui Pil è pari solo al 2,4% di quello mondiale possa far scattare tanta volatilità sui mercati globali la dice lunga sulla fragilità dell'attuale sistema economico globale, aggiunge.

Nel corso degli ultimi 12 mesi i flussi di capitale fuoriusciti da fondi d'investimento Uk sono stati costanti e l'attività di M&A (fusioni e acquisizioni) in Uk è calata del 70% a dimostrazione di quanto sono diventati prudenti gli investitori in vista del referendum.

Si è parlato molto del possibile impatto di una vittoria di Brexit sull'azionario britannico, sui titoli di Stato, i Gilts, e sulla sterlina. C'è da sottolineare, però, come Brexit sia solo uno dei motivi d'incertezza con cui si sono confrontati in queste settimane gli investitori e nemmeno forse il più importante.

Molte case d'investimento hanno dichiarato infatti che il maggiore impatto sulle decisioni degli investitori lo stanno avendo i tassi d'interesse negativi. Il vero problema di banche, compagnie d'assicurazione, società di gestione e fondi pensione, è dove e come trovare profitti in uno scenario di tassi negativi che stanno mangiando via i margini e riducendo i patrimoni gestiti. 

"Vediamo l'impatto che i tassi d'interesse negativi hanno cominciato ad avere sulle decisioni degli investitori," dice Stephen Cohen, Head of Fixed Income Beta del gestore BlackRock. La liquidità è diventata costosa e loro devono cercare altri investimenti. Con i tassi bassi, "c'è molta domanda di credito investment grade e questa tendenza continuerà", dice Cohen. 


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