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SPY FINANZA/ Le "notizie" su Draghi e Yellen ignorate dai giornali

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Janet Yellen (Infophoto)  Janet Yellen (Infophoto)

In parte la Yellen ha ammesso le difficoltà attuali dell'economia Usa, quando ha detto che «la Brexit è infatti solo una delle pesanti incertezze nell'outlook economico», fra cui spiccano la flessione della produttività degli Usa e il rallentamento della Cina, che deve ancora affrontare «sfide considerevoli nel ribilanciare l'economia verso la domanda domestica e i consumi piuttosto che farsi guidare dalle esportazioni». Insomma, addio a un rialzo dei tassi prima del 2017. E ci mancherebbe altro, visto che la numero uno della Fed, forse per non annoiare troppo i suoi interlocutori, non è voluta scendere nei dettagli di quanto sta accadendo, ma io non ho di questi scrupoli e lo faccio. 

La produzione industriale Usa è calata per 9 mesi di fila, una stringa temporale mai registrata al di fuori di un periodo di recessione ufficiale. I fallimenti commerciali sono saliti per sette mesi di fila su base annua e oggi sono a +51% rispetto allo scorso settembre. Il tasso di mancati pagamenti su prestiti commerciali e industriali sta salendo senza sosta dal gennaio 2015, mentre il dato totale delle vendite (in un'economia in cui i consumi pesano per il 70% del Pil) sta continuando a calare da metà del 2014. Nel solo mese di aprile si è registrato un -2,9% su base annua, arrivando a 1,28 triliardi di dollari, lo stesso livello dell'aprile 2013. Gli ordinativi industriali stanno calando da 18 mesi di fila, mentre i'indice Cass Shipping sta calando su base annua da 14 mesi di fila e la produzione di carbone è al livello più basso da 35 anni a questa parte. Il tracciatore interno dell'economia Usa di Goldman Sachs è sceso ai livello più basso dall'ultima recessione, mentre gli indicatori recessivi di JP Morgan sono saliti al livello più alto dal 2009. Il Labor Market Conditions Index della Fed sta calando da 5 mesi di fila e i dati sull'occupazione dello scorso mese sono i peggiori da 6 anni a questa parte, mentre stando a dati della Challenger, Gray & Christmas, il numero totale di licenziamenti annunciati dalle aziende è in aumento su base annua del 24%. Per capirci, Bank of America, la principale banca commerciale Usa, ha annunciato il taglio di altri 8mila posti di lavoro, mentre la catena di grande distribuzione Wal-Mart taglierà posti di back-office in 500 punti vendita. 

Ecco la situazione economica degli Usa, di fatto una recessione bella e buona se non in atto, sicuramente ai suoi prodromi già conclamati. Ma anche in questo caso, i giornali e i tg si sono ben guardati dal raccontarvi la cosa più importante emersa dalle parole della Yellen. Ovvero, questo: «Le ratio dei multipli di utile per azione sono sopra la media a 30 anni, quindi i titoli sono vulnerabili a un premio di ritorno alla normalità sul termine». In parole povere, ciò che vi dico da mesi e mesi: il denaro a costo zero della Fed ha garantito emissioni a costo zero con le quali le corporations Usa hanno operato enormi buybacks azionari, i quali hanno mantenuto alte le valutazione e spinto i multipli a 12 mesi verso livelli da manicomio. 

Volete un esempio? Guardate questo grafico, il quale ci mostra come la media del multiplo di utile per azione de settore energetico sia 15.8x, mentre quella attuale è 97x per le azioni di quel settore quotate sullo Standard&Poor's 500! Miracoli delle Banche centrali! Ora, però, c'è la scusa comoda del Brexit per giustificare un eventuale crollo azionario, tanto che nessuno sembra voler scomodare una sola critica nei confronti di Bce e Fed e si occupi soltanto di quanto decideranno sovranamente oggi i cittadini britannici. 


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