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FINANZA E POLITICA/ "L'ultima chance" rimasta all'Ue

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Dopo la caduta (la Brexit e i successi elettorali dei movimenti antisistemici, populistici, euroscettici e anti-europei), gli Stati europei devono trovare una nuova base di obiettivi comuni e di consenso che guardi ai problemi di oggi (non a quelli di settanta anni fa) e alle prospettive delle nuove generazioni.

Potrebbe essere una serie di accordi intergovernativi sui temi indicati in precedenza, tra gruppi di Stati oggi aderenti all’Ue, quindi a geometria variabile. Un’Ue profondamente riformata nel suo quadro istituzionale potrebbe fare da cornice a tali accordi intergovernativi e assicurarne l’attuazione. Indubbiamente - non facciamoci illusioni - il Paese che meglio ha retto alla crisi e ha maggiore potenziale economico (la Repubblica Federale Tedesca) avrebbe maggiori responsabilità di altri e ne assumerebbe la leadership.

Non facciamoci, però, illusioni. La Germania di oggi ha, nel consesso europeo, un ruolo e un dilemma analogo a quello della Germania di Bismarck: da un lato, è tanto grande che ogni sua mossa si riverbera su tutto il consesso, da un altro, non è abbastanza grande da prendersi carico, da sola, di tutti i problemi europei. 

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