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Economia e Finanza

SPILLO/ Le finte soluzioni per l'Europa dopo la Brexit

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E che dire poi del terrorismo che da oltre un decennio flagella l’Europa? Non è forse la conseguenza delle scellerate azioni belliche in Medio oriente e in Africa, fomentate (con la fornitura di armi) e finanziate dagli stati europei? E le sanzioni commerciali che stanno affamando il popolo siriano cosa sono? Interventi umanitari?

Inoltre, si tenta di far finta di niente sul fatto che i popoli europei hanno subito gli stessi effetti di una guerra, da un punto di vista economico e demografico. La caduta della produzione industriale in Italia non ha precedenti, se non ai tempi della guerra mondiale. E lo stesso vale per la caduta demografica nel 2015.

A proposito di Ucraina, ricordate quello che disse la Nuland (Usa) al telefono, in un’intercettazione poi diffusa su tutti i media? “Fuck Europe”, l’Europa si fotta. E se possono dirlo certi funzionari Usa, perché non può dirlo un popolo sovrano? Questo devono spiegarci i sostenitori del “ci vuole più Europa”, che dal giorno dopo il Brexit hanno ripreso il loro ritornello con maggiore foga. E devono spiegarlo in fretta, poiché nel giro di un anno ci saranno elezioni in Olanda e Francia, dove la Le Pen è già ampiamente vista vincitrice delle elezioni. Il popolo inglese ha aperto una breccia nella diga europea, ora rischia seriamente di venire giù la diga. Ma non credo lo permetteranno. Come ha commentato l’ex premier Mario Monti, secondo lui è stato un errore indire un referendum sul tema, ma per fortuna in Italia un referendum del genere non è possibile. Questa è l’idea di democrazia che hanno: va bene solo se serve al loro piano.

Quello di cui dobbiamo renderci conto è il modello di Europa che oggi tentano di imporci. Il modello è evidente quando i signori dell’Europa ci richiamano all’alto ideale dei padri fondatori. Ma gratta gratta, il padre fondatore inteso dai burocrati europei è solo uno: il radicale Altiero Spinelli, noto antifascista che in esilio a Ventotene stilò un manifesto che prevedeva una federazione di Stati europei, qualcosa che mai si erano sognati i veri padri fondatori dell’Europa (De Gasperi, Schumann e Adenauer), autori di quel Trattato di Roma che garantì davvero pace e sviluppo in tutta Europa. Ma con il Trattato di Maastricht e poi con il Trattato di Lisbona è divenuto dominante un modello differente, quel modello che ha voluto fare prima l’unione monetaria di quella politica proprio per imporre con la forza della finanza agli stati europei quelle modifiche che altrimenti mai la politica, che ancora dipende dalla democrazia e dalle elezioni, avrebbe accettato. Quel modello di Europa che ha costretto alle dimissioni prima il premier greco (solo per aver accennato alla possibilità di un referendum) e poi quello italiano (che aveva minacciato l’uscita dall’euro).