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SPY FINANZA/ Un altro 2011 è pronto per l'Italia

L’Italia è in difficoltà, con le banche che devono fare i conti con crediti in sofferenza a livelli elevati. Per MAURO BOTTARELLI, grazie all’ostruzione della Germania, rischiamo molto

Angela Merkel (LaPresse) Angela Merkel (LaPresse)

Ricordate che vi ho messo in guardia rispetto a un attacco contro l'Italia che sta per partire con l'estate? Bene, il Brexit e le sue conseguenze sui mercati ne hanno dato la conferma, ma, ancor di più, quanto emerso dal Consiglio Ue di mercoledì. La Germania ha infatti bocciato su tutta la linea l'ipotesi avanzata dal governo italiano di sostegno più o meno diretto alle banche del nostro Paese, rendendo chiaro che il meccanismo del bail-in non è in discussione, quindi in caso di ricapitalizzazioni, pagano anche obbligazionisti e correntisti sopra i 100mila euro prima che lo Stato possa sborsare un euro. «Non si possono cambiare le regole ogni due anni», ha attaccato la Merkel, tutt'altro che diplomatica. 

Detto fatto, un innervosito Matteo Renzi, nel corso della conferenza stampa post-vertice europeo, ha reagito: «Devo confermare quel che ha detto Angela Merkel: nessuno di noi vuole cambiare le regole, sono state cambiate nel 2003 per superare il tetto del 3% e Berlusconi accettò di violare le regole per fare un favore a Francia e Germania. Noi abbiamo grande capacità di rispettare le regole e continueremo», ha attaccato il primo ministro. «Gli ultimi a non rispettare regole sono stati i tedeschi», ha chiosato velenoso Renzi, ricordando come sempre la Germania abbia speso 240 miliardi di denaro pubblico per puntellare il suo sistema bancario nel 2010-2011. «Allora si poteva, oggi non si può più», ha detto il premier italiano, citando i nomi di chi avrebbe potuto agire in tal senso e non l'ha fatto: Berlusconi, Monti e Letta. Come dire, cari italiani, ora sapete con chi prendervela. 

Stando alla Bank Recovery and Resolution Directive, infatti, «il supporto finanziario pubblico straordinario si sostanzia quando la banca fallisce o sta per fallire e quindi si innesca il bisogno di risoluzione». Insomma, siamo al paradosso, ma anche alla dichiarazione di guerra: questo perché se da un lato tutti i leader, Angela Merkel in testa, parlano del Brexit come un evento traumatico ed eccezionale, dall'altro questa definizione della situazione non vale per le banche, visto che negare la sospensione del bail-in significa implicitamente negare che l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue sia una «circostanza eccezionale». 

Per poter operare in sostegno delle nostre banche servirebbe quindi una crisi più grande del Brexit, stando ai desiderata e alle imposizioni tedesche: il problema è che i nostri istituti di credito hanno 200 miliardi nozionali di esposizione ai non-performing loans e un carico spaventoso di detenzione di debito pubblico. Le prime richiedono accantonamenti ulteriori e aumenti di capitale se il settore resterà sotto pressione, mentre le seconde diventano potenziali bombe a orologeria se riparte la danza macabra (al rialzo) dello spread. 

Ci penserà ancora Mario Draghi? Difficile, perché l'esponente della Bce, Benoit Coeure, sempre mercoledì, si è detto contrario alla sospensione delle regole del bail-in, perché segnerebbe la fine dell'unione bancaria europea e richiederebbe che le autorità di vigilanza bancaria fossero molto più invadenti. «Se non ci fosse una disciplina interna al mercato, tutto il peso di fornire gli stimoli corretti ricadrebbe sulle autorità di vigilanza bancaria che, di conseguenza, diventerebbero molto più invadenti», ha detto Coeure al forum Bce di Sintra, in Portogallo. «Se oggi si sospendessero le regole sul bail-in, se questo è il passo che si vuol fare, si verificherebbe la fine dell'unione bancaria come la conosciamo», ha precisato. 


COMMENTI
30/06/2016 - "Quadrato" a favore dell'Italia! (Silvano Rucci)

Il risparmio ed il sistema produttivo italiano sono da difendere prima che la guerra economica e finanziaria palesata dalla Germania insieme alla Unione Europea colpisca i 27 Paesi ancora rimasti a farne parte! Ragionamenti coercitivi nei confronti di questi Paesi non sono proponibili per cui la UE dovrebbe, nel suo seno, trovare soluzioni concordate democraticamente con tutte le sue 27 componenti. Diversamente, per quanto riguarda noi italiani, il “Quadrato” a favore dell'Italia lo facciamo tutti, a mio avviso, molto volentieri!