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ELEZIONI 2016/ Comunali e referendum, un "partito" è già pronto a festeggiare

Pubblicazione:domenica 5 giugno 2016

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Non solo: dal prossimo anno finisce il patto di stabilità interno che in questi 17 anni ha cercato di tenere sotto controllo le spese degli enti locali, anche se a scapito per lo più non delle spese correnti, ma di quelle per investimenti, come spiega chiaramente la Corte dei Conti. Adesso il vincolo a mantenere un bilancio in equilibrio sarà limitato alla competenza, il che consentirebbe di sbloccare le spese per investimenti. Vedremo se sarà così oppure se prevarrà il solito andazzo, cioè l’uso della spesa corrente come salvadanaio clientelare. Certo è che di tutto questo nessuno ha parlato durante la campagna elettorale. Chi per ignoranza, chi per distrazione, chi perché si frega le mani pensando di poter attingere a un tesoretto essenziale per acquisire consenso.

Salendo a livello nazionale, ebbene troviamo uno scenario molto simile. Matteo Renzi ha ottenuto dall’Unione europea tempo fino a ottobre e un margine di flessibilità che gli consente di poter manovrare almeno una decina di miliardi. Facendo l’elenco di tutte le promesse, si vede che sono tutti stra-impegnati, tra riduzione delle imposte ai ceti medi, alle imprese, sul lavoro (il cuneo fiscale che continua a salire e sul quale ha insistito anche il governatore della Banca d’Italia), le spese (sacrosante) per la scuola, quelle per i beni culturali, e via via elencando. Siccome non ci sono pranzi gratis, l’idea è di finanziare tutto questo in deficit. È vero, il governo parla di recupero dell’evasione fiscale (un refrain ormai stantio) e di spending review (abbiamo già visto com’è andata in tutti questi anni). Ma appare evidente a tutti che l’unica vera leva sarà il deficit spending.

Tutto ciò può gettare fumo negli occhi in vista del referendum costituzionale. Ma subito dopo arriverà la resa dei conti. Arriverà se vince il sì: Renzi avrà la forza e il consenso per andare avanti dritto per la propria strada fino alle elezioni, ma dovrà immediatamente superare la verifica dell’Ue che a quel punto non consentirà più esami di riparazione. Se poi vincerà il no, si aprirà una crisi politica molto seria con il rischio che venga di nuovo messa in discussione la stabilità del Paese.

Il partito della spesa, dunque, ancora una volta si appresta a portare a casa una vittoria di Pirro, fatta per illudere gli elettori nell’immediato e per torchiare i contribuenti subito dopo. La convinzione generale è che dire la verità sarà onesto e persino rivoluzionario, ma non fa vincere le elezioni. E se fosse vero il contrario? Se portasse alle urne chi, stanco di bugie, ha perso la fiducia nella politica? Se facesse emergere nuovi leader capaci di rompere davvero con il passato? Sarà ingenuo ottimismo, ma dopo averle provate tutte, non resta che dire le cose come stanno.



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