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Economia e Finanza

FINANZA/ Sapelli: arriva lo "tsunami", istruzioni per salvarci

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Quel vertice fu decisivo per il nostro Paese, perché da allora nessuno osò più escluderci dalle riunioni delle potenze mondiali in cui si decideva l’avvenire del mondo o, quanto meno, si credeva che quei destini fossero decisi o influenzati dai capi di governo. Mi colpisce ricordare che da quella riunione scaturirono degli obiettivi profondamene diversi da quelli di oggi, obiettivi fondati su un impegno di cooperazione tutti incentrati sull’economia reale: investimenti per ridurre la disoccupazione, controllo delle quantità monetarie eccedenti i target concordemente fissati dalle banche centrali per contenere l’inflazione, controllo, eliminazione e determinazione dei livelli di consumo energetico per far fronte all’aumento dei prezzi. Oggi tutto è cambiato.

Innanzitutto, come si è verificato dell’ultimo G-7 recentemente svoltosi in Giappone, il problema non è più l’inflazione, ma la deflazione che produce una stagnazione che può essere secolare. In questo senso Shinzo Abe, Premier del Giappone, ha propugnato una politica di deficit spending, rifiutando di aumentare le tasse nel suo Paese, per contrastare non l’inflazione ma la terribile deflazione che condanna il Sol Levante da un trentennio alla non crescita. E poi è cambiato anche il contesto europeo: l’equilibrio di potenza nel Vecchio continente è stato completamente rovesciato a favore della Germania riunificata, che cresce grazie al surplus commerciale immenso che essa realizza imponendo, attraverso le regole dei trattati europei a tutte le altre nazioni, un regime di bassi salari e quindi di bassi costi dei beni intermedi che importa così da realizzare i magnifici surplus di esportazione.

Quarantasei anni dopo Rambouillet, gli Usa sono ora in ritirata dall’Europa, ma hanno tuttavia un disegno imperiale mondiale: l’accordo transpacifico che hanno già realizzato (ma che il Congresso non ha votato) e l’accordo transatlantico con l’Europa, che francesi e tedeschi osteggiano ma che ora l’Italia, soprattutto grazie al nuovo ministro degli Affari economici, Carlo Calenda, caldeggia, con un simbolico ritorno a Rambouillet. Ora rendiamo agli Usa ciò che gli Usa ci diedero quarant’anni orsono, ossia la non esclusione dall’equilibrio di potenza mondiale fondato sull’alleanza transatlantica e quindi dai flussi del commercio mondiale. Ed è proprio questa perseveranza transatlantica la migliore risposta all’eventuale vittoria della Brexit.

Di questo sono pochissimi in Italia ad avere contezza, a cominciare dagli imprenditori. Speriamo che la nomina di Calenda convinca gli stolidi indecisi o gli ignari avversari del Ttip. Comprendere tutto ciò è decisivo, perché solo il legame con gli Usa ci può salvare dal prossimo tsunami mondiale. Si addensano infatti le nubi e si alzano le maree di uno tsunami molto più grande di quello del 2008. La causa di ciò è nella tendenza alla deflazione europea che minaccia tutta l’economia mondiale e segnala la potenza distruttiva del nazionalismo economico tedesco. E dall’altro lato evidenzia l’utopia, altrettanto distruttiva, delle cure monetarie alla crisi.