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FINANZA/ Sapelli: arriva lo "tsunami", istruzioni per salvarci

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L’eccesso di finanza perversa (derivati, collateralizzazione del debito, ecc.) non si sconfigge con l’eccesso di emissione di moneta come fa la Bce. Mario Draghi è prigioniero della sua formazione neoclassica. La moneta, a suo parere, può curare i mali della recessione imminente. È pur vero che egli sollecita le riforme strutturali dei governi, ma qui sta l’inganno: le riforme che sollecita favoriscono la crisi. Alte tasse, riduzione dei debiti tout-court, senza distinguere tra il debito che fa bene (investimenti pubblici per creare lavoro e quindi domanda interna), pervicace negazione di ogni intervento pubblico nell’economia, laddove non è sperpero parassitario, ma creazione di sana occupazione. Se non si comprende questo la decisione annunciata dalla Bce di acquistare i corporate bond delle grandi imprese che rischiano di vedere aumentare il loro debito e di veder fallire le loro spericolate manovre finanziarie è un suicidio. Se tali politiche verranno attuate altro non faranno che aumentare l’enorme bolla di liquidità che gonfia le nuvole della tempesta.

Taluni uomini della cuspide finanziaria internazionale dispiegata già si muovono sulla difensiva: quel grand’uomo, non solo di finanza ma anche di intelletto, che è George Soros, ha liquidato tutti i suoi valori mobiliari e ha comprato lingotti d’oro, e molti esponenti della cuspide della ricchezza mondiale svendono a qualsivoglia prezzo asset mobiliari, o per tenersi liquidi in monete che non siano l’euro, oppure per investire in assets dell’economia reale. Non mancano invece coloro che perdono la testa, e sono sopraffatti dal terrore di un mondo fondato sui tassi di interessi negativi: mi hanno molto colpito i due suicidi degli amministratori delegati della Zürich Versicherung svizzera, ossia di una delle imprese un tempo più solide e stabili al mondo, i quali vedevano davanti a sé invece un disastro certo e interminabile.

Insomma, forse è meglio pensare seriamente a tornare a Rambuoillet, gettandosi alle spalle i tempi della finanza “evoluta” perché speculativa e devastante, e dell’Europa fondata sulla deflazione che non condivide sovranità ma la sottrae, in una guerra infinita tra le potenze continentali. È ora di tornare all’età della ragione. E questo è la migliore risposta all’eventualità della Brexit.

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