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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La "palla di neve" in arrivo per il prezzo del petrolio

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«L'evoluzione del mercato è positiva - ha spiegato il ministro del petrolio del Venezuela, Eulogio Del Pino, facendo riferimento alla ripresa delle quotazioni -. La decisione è stata presa considerando anche la rivalità tra Arabia Saudita e Iran, ma per il mercato del greggio il peggio è passato». Per Bin Saleh, ministro per il petrolio del Qatar, «c'è consenso sul fatto che i fondamentali del mercato stanno migliorando e non ci sono pressioni sull'Opec per pensare di influenzare domanda o offerta. Tuttavia, il crollo dei prezzi dei due anni passati ha portato con sé una mancanza di investimenti senza precedenti. Serve un prezzo equo per continuare a investire in progetti petroliferi». 

Unica decisione presa dal consiglio dell'Opec è stata la nomina del nigeriano Mohammed Barkindo a nuovo segretario generale (era favorito assieme all'indonesiano Mahendra Siregar e al venezuelano Ali Rodriguez) e ha deciso di reintegrare il Gabon come membro a pieno diritto, dopo più di vent'anni di assenza. Barkindo succede al libico Abdallah el-Badri, in carica dal 2007 e sarà operativo dal primo agosto per un periodo di tre anni: un tempismo perfetto, visto che da una settimana nel Delta del Niger stanno saltando pipeline come tappi di champagne a Capodanno, visto che i ribelli ex Mend hanno deciso di colpire il business del petrolio per far pressione sul governo affinché non tagli i sussidi ricattatori di cui godono dopo la prima campagna di attentati del 2009. 

Ma al di là delle chiacchiere dell'Opec, ci sono i fatti. Primo, il calo del greggio ai minimi storici ha fatto lievitare, nel giro di soli 12 mesi, i debiti netti delle 15 principali compagnie petrolifere occidentali di ben 97 miliardi a 383 miliardi di dollari (al 31 marzo scorso). È quanto riportava tre giorni fa il Financial Times, sottolineando che questo trend potrebbe determinare un taglio di posti di lavoro e di investimenti così come una riduzione dei dividendi e la realizzazione di possibili operazioni difensive di fusioni e acquisizioni. Un ruolo significativo nell'incremento dei debiti è stato giocato da Royal Dutch Shell, che ha sborsato 19 miliardi di dollari cash per rilevare l'anno scorso Bg Group ma anche le passività nette di ExxonMobil sono lievitate in 12 mesi da 27,6 a 38,3 miliardi e quelle di BP da 24,6 a 30,6. Non solo, argomentava il quotidiano londinese, l'aumento dei debiti e le aspettative sempre più basse per i prezzi del greggio hanno portato anche ai downgrade da parte delle agenzie di rating: Exxon, per esempio, il mese scorso ha perso la prestigiosa tripla A di Standard & Poor's. «Il mini barile è un grosso problema e non solo per le piccole compagnie petrolifere», ha sottolineato Jason Bloom, direttore della ricerca sulle commodity per Invesco PowerShares. 

Altro tema, poi, è quello dei dividendi, che molti gruppi petroliferi si sono impegnati a mantenere elevati nel tempo, a dispetto del consistente deprezzamento del greggio. «In questo caso, per mantenere le promesse bisognerà tagliare sugli investimenti», fa notare l'economista Philip Verleger. Secondo e più importante, la messe di petrolio e carburante stoccata off-shore su enormi petroliere al largo di Singapore che ora si riverserà sul mercato a prezzi stracciati perché la politica del contango non è più profittevole. Guardate queste due cartine, la prima ci mostra la quantità enorme di supertanker presenti al largo di Singapore solo dieci giorni fa, mentre la seconda è di giovedì: sono tutte in movimento, attraccate ne sono rimaste soltanto quattro.