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SPY FINANZA/ La "palla di neve" in arrivo per il prezzo del petrolio

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Lo stoccaggio in mare, infatti, è profittevole quando i prezzi per la consegna futura di petrolio sono più alti di quelli del mercato spot, una struttura di business denominata appunto contango, visto che quel differenziale di prezzo è sufficiente a coprire i costi del noleggio dei tankers e garantire comunque un margine. Ora, però, con i futures sul contango a 1 anno per il Brent collassati da 7,60 dollari al barile a solo 4 dollari, ben al di sotto del livello di 10 dollari che i traders ritengono attrattivo per operare lo stoccaggio off-shore, il contango porta perdite e lo stesso accade per le quotazioni spot, ovvero per il prezzo del petrolio. Il costo per noleggiare un giorno una cosiddetta Vlcc (Very Large Crude Carrier) capace di contenere fino a 2 milioni di barili è di 40mila dollari, quindi capite da soli che il contango si sta trasformando rapidamente da business a bagno di sangue. Quella logica, infatti, funziona solo a fronte di un aumento continuo e sostenibile dei prezzi, un rally reale: oggi non è così e ciò che ci attende è il ritorno a terra - quindi, di fatto, sul mercato a qualsiasi condizione - di oltre 200 milioni di barili che erano fino a dieci giorni fa stoccati off-shore

Ma se l'effetto del "nuovo" petrolio che arriverà sul mercato lo patiremo da luglio in poi, quello relativo alla benzina è già in atto: come vi ho detto, davanti a Singapore e la Malaysia ci sono soltanto quattro super-tankers carichi di carburante, visto che il rimanente è stato spostato a terra per essere venduto a sconto o stoccato on-shore a prezzi più bassi che in mare. E chi stava operando non erano piccoli brokers o gruppi di medio livello, ma giganti come Statoil, Total, Vitol, Gunvor e Unipec, il braccio commerciale della raffineria di Stato cinese Sinopec: tutto carburante che ora arriverà sul mercato in cerca di vendita o di stoccaggio che non comporti le cifre astronomiche, rispetto al prezzo futures, del noleggio di supertankers, le quali possono stoccare normalmente tra le 55mila e le 75mila tonnellate di benzina. E il perché di questo off-load così aggressivo del carburante è dato anche da scadenze finanziarie che partiranno da luglio, momento nel quale la curva del prezzo per consegna futura del mercato della benzina andrà nella cosiddetta backwardation, ovvero prezzi per consegna futura più bassi di quelli spot immediati. 

Insomma, la saturazione è totale nel comparto e non sarà certo il non decisionismo dell'Opec a cambiare le cose, tanto più che a fronte di Arabia e Iran che pompano a livelli record, lo stesso sta accadendo anche in Russia e potrebbe presto ricominciare negli Stati Uniti, visto che sopra i 45 dollari estrarre torna profittevole per molti impianti nel giacimento di Bakken. Insomma, prepariamoci a rivedere il petrolio in area 30-35 dollari in tempi brevi: e con tutto quel debito accumulato dei produttori, comincerà la tensione sul comparto obbligazionario energetico e anche sull'azionario, dove ancora oggi si viaggia su multipli di utile per azione a 12 mesi da clinica psichiatrica. 

Se parte un ciclo di default, anche tra piccoli produttori, l'effetto palla di neve che diventa valanga è molto più che probabile. 

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